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Canada, la svolta verso l'India nell'istruzione transnazionale: "Serviva più attenzione ai cattivi attori"
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Canada, la svolta verso l'India nell'istruzione transnazionale: "Serviva più attenzione ai cattivi attori"

Il presidente dell'Università di Guelph ammette ritardi nell'individuare pratiche di reclutamento aggressive, mentre gli atenei canadesi puntano sull'educazione transnazionale in India per compensare il crollo degli arrivi di studenti internazionali

Quando un rettore universitario ammette pubblicamente che il proprio sistema avrebbe dovuto accorgersi prima di certe storture, vale la pena ascoltare con attenzione. È esattamente quello che ha fatto Rene Van Acker, presidente dell'Università di Guelph, uno degli atenei pubblici più rispettati dell'Ontario, lanciando un messaggio che suona come un raro atto di autocritica istituzionale nel panorama dell'higher education nordamericana.

Le sue parole — "i cattivi attori avrebbero meritato maggiore attenzione" — arrivano in un momento di profonda trasformazione per le università canadesi, costrette a ripensare il proprio rapporto con la mobilità studentesca internazionale dopo anni di crescita tumultuosa e, a quanto pare, non sempre trasparente.

Il mea culpa di Guelph: reclutamento aggressivo ignorato troppo a lungo

Van Acker non ha usato giri di parole. Stando a quanto emerge dalle sue dichiarazioni, i modelli di reclutamento aggressivo degli studenti internazionali — spesso gestiti attraverso agenzie intermediarie con pratiche opache — avrebbero dovuto essere individuati e contrastati molto prima che la situazione degenerasse.

Per anni il Canada ha costruito la propria reputazione come destinazione privilegiata per chi cercava un titolo di studio anglosassone senza i costi proibitivi degli Stati Uniti o del Regno Unito. Un'offerta attraente, certo. Ma dietro i numeri lusinghieri si nascondeva un ecosistema in cui alcuni operatori — i cosiddetti bad actors — sfruttavano studenti vulnerabili, spesso provenienti dal subcontinente indiano, con promesse di percorsi migratori più che formativi.

L'ammissione del presidente di Guelph è significativa perché proviene non da un osservatore esterno, ma dal cuore stesso del sistema. Non si tratta di un'accusa generica: è il riconoscimento che le università, nel loro insieme, hanno beneficiato di flussi di iscrizioni gonfiati senza interrogarsi abbastanza su come quei numeri venissero prodotti.

Studenti internazionali in Canada: i numeri del calo

Il contesto in cui Van Acker ha rilasciato queste dichiarazioni è quello di un calo sensibile degli arrivi di studenti internazionali sul suolo canadese. Dopo anni di crescita quasi ininterrotta — il Canada ospitava oltre 800.000 studenti stranieri al picco — le politiche restrittive introdotte dal governo federale a partire dal 2024 hanno cambiato radicalmente lo scenario.

Ottawa ha imposto tetti agli ingressi, rafforzato i requisiti per i visti studenteschi e stretto le maglie attorno agli istituti post-secondari autorizzati ad accogliere studenti dall'estero. Il risultato? Una contrazione che ha colpito in modo particolare i college privati, ma che si fa sentire anche nelle università pubbliche, soprattutto quelle che avevano costruito una parte rilevante dei propri bilanci sulle rette — decisamente più alte — pagate dagli iscritti non canadesi.

Per molti atenei la questione non è accademica in senso stretto: è finanziaria. E urgente.

La nuova strategia: portare l'università in India, non gli studenti in Canada

Di fronte a questo scenario, le università canadesi stanno compiendo un pivot strategico che merita di essere osservato con attenzione anche dall'Europa e dall'Italia. Anziché attendere passivamente che gli studenti attraversino l'oceano, un numero crescente di atenei sta espandendo la propria presenza direttamente in India attraverso programmi di istruzione transnazionale (Transnational Education, TNE).

Si tratta di un modello già ampiamente sperimentato da università britanniche e australiane: corsi di laurea, diplomi congiunti, campus satellite o partnership con istituzioni locali che permettono agli studenti indiani di ottenere un titolo canadese — o un titolo congiunto — senza necessariamente trasferirsi a Toronto, Vancouver o Montreal.

La logica è duplice. Da un lato, si mantiene un legame con il mercato indiano, che resta il bacino più vasto al mondo di potenziali studenti internazionali. Dall'altro, si aggira il problema dei visti e delle restrizioni migratorie, offrendo un'alternativa che non richiede lo spostamento fisico dello studente.

Non è un ripiego. O almeno, non dovrebbe esserlo. Se fatto bene, il TNE può rappresentare una forma di cooperazione universitaria Canada-India capace di generare valore per entrambe le parti: formazione di qualità per gli studenti indiani, internazionalizzazione reale per gli atenei canadesi, sviluppo di competenze per il tessuto produttivo locale.

Cosa significa istruzione transnazionale e perché l'India è al centro

L'istruzione transnazionale non è un concetto nuovo, ma sta vivendo una fase di espansione accelerata a livello globale. Con questo termine si indicano tutte quelle forme di offerta formativa in cui lo studente si trova in un Paese diverso da quello in cui ha sede l'istituzione che rilascia il titolo. Rientrano nel perimetro i twinning programmes, le franchise operations, i campus offshore e, sempre più, i percorsi ibridi che combinano didattica online e periodi in presenza.

L'India, con oltre 1,4 miliardi di abitanti e una popolazione in età universitaria in costante crescita, rappresenta il terreno più fertile. Il governo di Nuova Delhi, dal canto suo, ha progressivamente aperto le porte alle università straniere con la National Education Policy 2020 e le successive normative attuative, che consentono agli atenei internazionali di operare sul territorio indiano a condizioni prima impensabili.

Per il Canada, che ha storicamente attratto un numero enorme di studenti indiani — rappresentavano circa il 40% del totale degli studenti internazionali nel Paese — la transizione verso il TNE in India appare quasi naturale. Ma porta con sé rischi che Van Acker, con il suo richiamo ai bad actors, sembra voler segnalare preventivamente: senza controlli adeguati, le stesse dinamiche predatorie che hanno inquinato il reclutamento diretto potrebbero riprodursi nei programmi transnazionali.

Le lezioni per il sistema universitario globale

La vicenda canadese offre spunti di riflessione che vanno ben oltre i confini nordamericani. Anche in Italia il tema dell'internazionalizzazione universitaria è al centro del dibattito, sebbene con dinamiche diverse. Il nostro Paese attrae un numero ancora relativamente contenuto di studenti extraeuropei e la questione dei bad actors nel reclutamento si pone in termini meno acuti. Tuttavia, il principio di fondo resta valido: la corsa ai numeri, quando non è accompagnata da adeguati meccanismi di garanzia della qualità e di tutela degli studenti, finisce per danneggiare tutti.

Quello che il caso canadese insegna è che la crescita dell'istruzione transnazionale in India — e più in generale nei mercati emergenti — richiede governance, trasparenza e una chiara distinzione tra internazionalizzazione autentica e semplice esportazione di titoli di studio.

Van Acker ha avuto il merito di dirlo apertamente. Resta da vedere se il sistema nel suo complesso saprà tradurre quell'autocritica in pratiche concrete. La partita, per le università canadesi come per quelle di tutto il mondo, è appena cominciata.

Domande frequenti

Cosa si intende per istruzione transnazionale?

L'istruzione transnazionale (TNE) comprende tutte le forme di insegnamento in cui lo studente si trova in un Paese diverso da quello dell'istituzione che conferisce il titolo. Include campus satellite, programmi congiunti, franchising accademico e percorsi ibridi online-presenza.

Perché il Canada sta espandendo la propria offerta universitaria in India?

Il calo degli arrivi di studenti internazionali in Canada, dovuto a politiche migratorie più restrittive, ha spinto le università a cercare nuovi modelli. L'India, con la sua vasta popolazione in età universitaria e un quadro normativo sempre più aperto alle istituzioni straniere, rappresenta il mercato naturale per questa espansione.

Cosa intende Van Acker con "cattivi attori"?

Il presidente dell'Università di Guelph si riferisce ad agenzie di reclutamento e intermediari che hanno utilizzato pratiche aggressive e talvolta ingannevoli per convogliare studenti internazionali — spesso indiani — verso istituti canadesi, promettendo percorsi migratori più che reali opportunità formative.

Il calo di studenti internazionali riguarda solo il Canada?

No, è un fenomeno che tocca diversi Paesi anglosassoni. Anche il Regno Unito e l'Australia stanno affrontando dinamiche simili, con politiche governative più restrittive sui visti studenteschi che stanno ridisegnando i flussi della mobilità studentesca internazionale.

Pubblicato il: 1 marzo 2026 alle ore 19:00

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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