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Fessard e Guardini: le radici filosofiche del pontificato di Francesco
Editoriali

Fessard e Guardini: le radici filosofiche del pontificato di Francesco

A un anno dalla morte, il pensiero polare di Francesco: da Fessard a Evangelii Gaudium, il filo che spiega le posizioni piu’ discusse del pontificato.

Il 21 aprile 2025 moriva Jorge Mario Bergoglio. A un anno di distanza, la domanda che si ripropone tra gli studiosi non riguarda l’eredita pastorale del pontificato - su cui si sono scritti decine di volumi - ma la sua architettura intellettuale: da dove vengono le idee di Francesco e perche le sue posizioni erano cosi difficili da leggere per i contemporanei?

La maschera pastorale e il laboratorio ideale

La percezione comune, sia tra gli estimatori che tra i critici, era quella di un pontificato “pastorale”, contrapposto a quello marcatamente teologico di Benedetto XVI. L’autobiografia Spera, pubblicata nel 2025 pochi mesi prima della morte, sembrava confermare questa lettura: la formazione scolastica vi era appena accennata, quasi che la cultura non avesse contato.

Il volume di Massimo Borghesi, Da Bergoglio a Francesco. Un pensiero cattolico (Jaca Book, 2025), ricostruisce invece il laboratorio ideale del Papa attraverso quattro interviste dirette, registrate tra gennaio e marzo 2018. Ne emerge un quadro radicalmente diverso: Francesco aveva un pensiero originale e profondo, che egli stesso contribuiva deliberatamente a schermare, quasi che la sua formazione culturale non fosse significativa.

Fessard, l’anello mancante tra gli anni ’70 e Guardini

L’elemento chiave per comprendere Francesco come pensatore porta il nome di Gaston Fessard. Il gesuita francese (1897-1978), amico di Henri de Lubac, aveva sviluppato una concezione cattolica della dialettica, in confronto serrato con Hegel, per cui Cristo sintetizza le coppie opposte: schiavi e liberi, uomini e donne, giudei e pagani. E’ lui, come chiarisce Borghesi sulla base di risposte dirette di Bergoglio, “l’autore che e’ all’inizio del pensiero” del futuro papa.

Questo filo chiarisce un enigma biografico: il giovane Bergoglio, Provinciale dei gesuiti argentini nella seconda meta degli anni ’70, usava gia’ un modello polare per tenere i confratelli lontani dalla contrapposizione tra giunta militare e guerriglia rivoluzionaria. La sua proposta era che la Chiesa fosse la complexio oppositorum: il soggetto capace di sintetizzare i contrari senza annullarli, affidando la conciliazione al Mistero che opera nella storia. Romano Guardini, che Bergoglio aveva studiato a Francoforte nel 1986 per una tesi di dottorato, arriva dopo: e’ Fessard a formare il metodo, Guardini a dargli una cornice antropologica piu’ sistematica.

Prima del volume di Borghesi, la critica aveva spesso citato Guardini come riferimento di Francesco, omettendo pero’ di spiegare perche’ il pensiero polare comparisse gia’ negli scritti degli anni ’70, dieci anni prima del soggiorno tedesco. Fessard colma questo spazio vuoto.

Dalle quattro tensioni di Evangelii Gaudium alle controversie del pontificato

Il metodo e’ leggibile, trent’anni dopo, nel capitolo III di Evangelii Gaudium (2013) sul sito della Santa Sede. Al numero 221, Francesco elenca quattro principi costruiti su tensioni bipolari: il tempo e’ superiore allo spazio; l’unita’ e’ superiore al conflitto; la realta’ e’ superiore all’idea; il tutto e’ superiore alla parte. Sono esattamente le coppie dialettiche di Fessard e Guardini, applicate alla costruzione della pace sociale.

Chi leggeva queste affermazioni senza conoscerne il retroterra le interpretava come slogan devoti o come ambiguita’ dottrinale. In realta’ erano la versione pastorale di una precisa ontologia della storia. Le posizioni che piu’ hanno diviso - il discernimento caso per caso di Amoris Laetitia, il rifiuto delle contrapposizioni manichee in Fratelli Tutti - seguivano la stessa logica: non cedere a nessuno dei due poli opposti, cercare la sintesi superiore nel Mistero.

A un anno dalla scomparsa, l’immagine di Francesco come papa senza teoria resta la piu’ comoda. Ma il pontificato ha avuto un’architettura precisa, costruita su un filo che da Fessard porta a Guardini e da li’ ai documenti piu’ discussi. Riconoscerlo non significa approvarne le conclusioni: significa avere gli strumenti per valutarle davvero.

Pubblicato il: 20 aprile 2026 alle ore 08:42

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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