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Leone XIV e Trump: 46 punti di distanza tra i cattolici Usa
Editoriali

Leone XIV e Trump: 46 punti di distanza tra i cattolici Usa

Leone XIV a Bamenda: 'mondo devastato da tiranni'. Tra i 53 milioni di cattolici Usa il papa ha +34, Trump -12. Il divario vale elezioni.

A Bamenda, cuore della crisi anglofona che dal 2016 ha prodotto oltre 6.000 morti e 622.000 sfollati interni in Camerun, Leone XIV ha pronunciato parole scomode: "Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali". Donald Trump ha risposto con la velocità dei suoi post su Truth Social. Ma tra i fedeli che contano di più sul piano elettorale, il papa stravince.

Bamenda, 500.000 fedeli e la sfida ai signori della guerra

Leone XIV è atterrato in Camerun durante una tregua fragile: i movimenti armati separatisti e le forze governative avevano accettato una sospensione di tre giorni per consentire la visita. Lo stadio Japoma di Douala ha radunato 600.000 fedeli; a Bamenda, epicentro del conflitto, erano oltre 500.000. Terza visita papale nel paese, dopo Giovanni Paolo II nel 1985 e Benedetto XVI nel 2009.

Davanti a quella folla, il papa ha aggiunto: "I signori della guerra fingono di non sapere che ci vuole solo un attimo per distruggere, ma spesso una vita per ricostruire". E ancora: "Miliardi di dollari per uccidere e non ci sono risorse per curare ed educare". Frasi senza destinatari espliciti, che Trump ha ritenuto rivolte a lui, rispondendo che il papa non capisce la guerra e di avere il diritto di dissentire. Il vicepresidente JD Vance e lo speaker Mike Johnson si sono affrettati a citare la dottrina cattolica della guerra giusta per giustificare l'atteggiamento dell'amministrazione verso l'Iran.

La risposta di Leone XIV è stata documentata da Vatican News: "Non ho paura. Continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra".

Il dato che cambia la partita: 53 milioni di voti cattolici

I sondaggi del Financial Times mostrano uno scarto netto tra i due americani più famosi del 2026: il gradimento di Leone XIV tra i cattolici statunitensi è a +34 punti netti; quello di Trump è a -12. La distanza complessiva è di 46 punti. Il 54% dei cattolici americani dichiara di disapprovare il record presidenziale di Trump, e per la prima volta dall’inizio del mandato il suo sostegno tra gli elettori cattolici è sceso sotto il 50%.

I numeri non sono un dettaglio: i cattolici negli Stati Uniti sono circa 53 milioni, quasi un quinto dell’elettorato. Le elezioni di midterm del 2026 si giocheranno anche su questo segmento. Un papa americano in conflitto aperto con l’amministrazione in carica, scenario del tutto inedito nella storia delle relazioni tra Washington e il Vaticano, sta ridisegnando equilibri che nessun analista politico aveva incluso nei modelli.

Trump sembra consapevole del problema: il suo post più aggressivo contro Leone XIV, "Qualcuno può per favore dire a Papa Leone che l'Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti", ha avuto l'effetto contrario a quello sperato. Giorgia Meloni ha definito i commenti di Trump "inaccettabili", prendendo le distanze in modo inatteso.

L'Occidente senza bussola e la lezione di Bamenda

Il punto meno ovvio del discorso di Leone XIV non riguarda Trump: riguarda l’Europa. In Camerun, cristiani, musulmani e protestanti hanno costruito insieme un movimento di riconciliazione, rifiutando la strumentalizzazione della religione a fini politici o militari. Lo hanno fatto con una guerra civile in corso, dove la fede è ancora un fattore di coesione comunitaria reale.

In Occidente la situazione è rovesciata: la religione è stata progressivamente relegata a fatto privato, e la sfera pubblica si è svuotata di una capacità di giudizio morale condiviso. Il rischio, come hanno argomentato voci filosofiche molto diverse tra loro, da Gunther Anders a Edith Stein, è che senza un ancoraggio all’identità personale e comunitaria la politica diventi puro equilibrio di forze: esattamente il terreno su cui prosperano i tiranni.

Leone XIV non ha chiesto ai cattolici di fare politica di partito. Ha ricordato che la pace "non si decreta: si accoglie e si vive".

La visita in Camerun ha prodotto numeri straordinari: due messe, oltre un milione di fedeli, una tregua rispettata. La domanda che il papa lascia all’Europa è più semplice di quanto sembri: se anche una manciata di tiranni basta a devastare il mondo, quanti fratelli e sorelle solidali servono per tenerlo insieme?

Pubblicato il: 18 aprile 2026 alle ore 08:22

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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