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Stabilicum e preferenze: la tesi di Fontana non regge ai dati
Editoriali

Stabilicum e preferenze: la tesi di Fontana non regge ai dati

Fontana chiede preferenze nello Stabilicum, ma in Lombardia le regionali al 42% smentiscono la tesi. I dati del rapporto FragilItalia 2026.

Il governatore della Lombardia Attilio Fontana torna a chiedere che la nuova legge elettorale (lo Stabilicum) reintroduca il voto di preferenza: senza di esso, sostiene, gli italiani continueranno a disertare le urne. L'argomento ha una sua logica. I numeri delle regionali lombarde lo mettono in discussione.

Lo Stabilicum e la battaglia sulle preferenze

Il 25 settembre 2022, l'affluenza alle elezioni politiche si è fermata al 63,91%: il peggior dato storico per un'elezione parlamentare italiana, come certificano i risultati ufficiali del Ministero dell'Interno. L'attuale Rosatellum bis prevede listini bloccati: i partiti decidono l'ordine dei candidati e i cittadini non possono indicare un nome specifico sulla scheda.

Lo Stabilicum mantiene questo impianto: sistema proporzionale con un premio di governabilità (70 seggi extra alla Camera, 35 al Senato) e liste ancora bloccate. Fontana, insieme ad altri esponenti leghisti, chiede che vengano reintrodotte le preferenze. Fratelli d'Italia ha presentato un emendamento in questo senso, che però prevede di mantenere i capilista bloccati: il partito continua a decidere chi occupa il primo posto.

Il dibattito non riguarda solo la Lega. Sul doppio gioco del Pd sulla nuova legge elettorale, tra proteste pubbliche e soddisfazione privata, le posizioni delle forze di opposizione risultano più ambivalenti di quanto appaia.

Il paradosso lombardo: preferenze ci sono, ma al voto va il 42%

Le elezioni regionali in Lombardia prevedono già il voto di preferenza: gli elettori possono indicare il nome del candidato al consiglio regionale. Nel febbraio 2023, con Fontana ricandidato e rieletto, ha votato il 41,68% degli aventi diritto. Nel 2018 aveva votato il 73,81%: un calo di 32 punti percentuali in cinque anni, in un sistema che già prevedeva le preferenze.

Il dato non esclude che le preferenze abbiano effetti positivi sulla qualità della rappresentanza. Consentono di costruire un rapporto più diretto tra eletto ed elettore, incentivano i candidati a fare campagna sul territorio e riducono il peso delle segreterie nella selezione della classe dirigente. Ma mostrano che la loro sola presenza non è sufficiente a invertire il trend di disaffezione: in Lombardia, con forte identificazione politica e una leadership riconoscibile, i votanti sono calati di 32 punti.

La sfiducia nelle istituzioni politiche attraversa le democrazie occidentali. Negli Stati Uniti, la distanza tra i cattolici e Trump tocca 46 punti percentuali secondo alcune analisi recenti: un segnale che le coalizioni considerate compatte si incrinano su tutto l'Occidente.

FragilItalia 2026: il vero problema è la sfiducia nei leader

Il rapporto FragilItalia 2026, elaborato da Area Studi Legacoop con Ipsos, ha analizzato le motivazioni dell'astensionismo. Prima causa: il 28% degli astenuti cita la mancanza di fiducia nei leader politici. Seconda causa: il 16% non si riconosce in nessuno dei candidati disponibili. Sette italiani su dieci dichiarano di non sentirsi rappresentati dalla classe politica.

Questi numeri spostano il problema dal meccanismo di voto a chi si candida e a come viene selezionato. Le preferenze restituiscono all'elettore la scelta del candidato dentro una lista. Non cambiano il peso delle segreterie nella definizione dei capilista, non aumentano la fiducia nei leader, non spiegano perché un italiano su sei non si riconosce in nessuna delle opzioni disponibili. Lo Stabilicum, anche nell'ipotesi più favorevole, lascia i capilista bloccati: il partito continua a decidere chi occupa il posto di rilievo in lista.

Le questioni concrete che toccano la vita quotidiana - come il dibattito ancora aperto sul calendario scolastico proposto dalla ministra del turismo - rispecchiano spesso lo stesso schema: annunci ambiziosi e nodi pratici che restano irrisolti.

La tesi di Fontana ha un merito: riconosce che il meccanismo di voto incide sulla qualità della democrazia. Ma l'affluenza del 41,68% alle regionali lombarde del 2023, con le preferenze già in vigore, e il 28% di astenuti che non si fidano di nessun leader politico mostrano che riformare la legge elettorale richiede ambizioni più ampie di una semplice reintroduzione delle preferenze.

Pubblicato il: 18 aprile 2026 alle ore 10:24

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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