Il 14 aprile, alla Bologna Children's Book Fair, Sigfrido Ranucci ha presentato il suo libro Navigare senza paura e ha lanciato un avvertimento preciso: l'intelligenza artificiale, usata senza consapevolezza critica, rischia di farci credere in un mondo che non esiste. La notizia ha circolato rapidamente. Ma il dato piu inquietante di questa stagione digitale non riguarda la disinformazione.
I numeri che restano fuori dai titoli
L'XVI Atlante dell'Infanzia a rischio di Save the Children, pubblicato a novembre 2025, registra dati molto precisi. Il 41,8% dei 15-19enni italiani ha chiesto aiuto a strumenti di intelligenza artificiale nei momenti in cui si sentiva triste, solo o ansioso. Oltre il 42% li ha consultati per ricevere consigli su scelte importanti: relazioni, sentimenti, percorsi scolastici, prospettive di lavoro. Non si tratta di dati sull'uso tecnico degli strumenti. Si tratta di un riposizionamento emotivo.
Il quadro di utilizzo e altrettanto chiaro: il 92,5% degli adolescenti tra i 15 e i 19 anni usa gia strumenti di IA, rispetto al 46,7% degli adulti. Quasi uno su tre lo fa ogni giorno o quasi. E il 63,5% dichiara di trovare a volte piu soddisfacente parlare con un chatbot che con una persona reale. Questa fotografia non descrive una generazione che usa l'IA per copiare i compiti.
La metafora del bibliotecario e il secondo rischio
A Bologna, Ranucci ha descritto il web come un bibliotecario ubriaco: capace di consegnare migliaia di titoli ma incapace di separare il buono dal falso. L'immagine funziona sul versante della disinformazione, dove la cliccabilita prende il posto dell'attendibilita. Ma c'e una seconda frattura, meno discussa: quella tra la disponibilita immediata di una risposta e la qualita del legame che quella risposta costruisce.
Il rischio della disinformazione e reale. Ma esiste un rischio parallelo, piu silenzioso perche non produce un contenuto falso identificabile: l'IA come sostituto relazionale, capace di rispondere sempre, senza giudicare, con un tono empatico calibrato per funzionare. Il 4,2% degli adolescenti che usano l'IA lo fa esplicitamente per trovare compagnia. Il 7,1% per il proprio benessere.
Benessere psicologico, divario di genere e chatbot
Dietro questi numeri c'e una fotografia della salute mentale dei giovani italiani che rende il fenomeno piu comprensibile. Meno della meta dei 15-16enni (49,6%) mostra un buon livello di equilibrio psicologico. Tra le ragazze il dato scende al 34%, rispetto al 66% dei coetanei maschi: il divario di genere piu ampio registrato in tutta Europa, di oltre 30 punti percentuali. Il 9% ha attraversato periodi di isolamento volontario per problemi psicologici; quasi uno su otto ha fatto uso di psicofarmaci senza prescrizione nell'ultimo anno.
Quando il disagio non trova un interlocutore umano disponibile, il chatbot riempie lo spazio. Non perche inganni deliberatamente, ma perche abbassa la soglia dell'accesso all'ascolto. Questo meccanismo non riguarda solo la salute mentale individuale. Riguarda la capacita di distinguere una relazione simulata da una reale - esattamente il confine che Ranucci indica quando parla di un mondo che non esiste.
La scuola e un programma ancora da scrivere
Il Piano Scuola 4.0 e le indicazioni del MIM sulle competenze digitali coprono un terreno prezioso: saper valutare le fonti, gestire i dati personali, usare criticamente gli strumenti disponibili. Ma i dati di Save the Children segnalano un terreno diverso e piu delicato: formare alla dimensione emotiva del rapporto con l'IA, aiutare i ragazzi a riconoscere cosa succede quando si sceglie un algoritmo come interlocutore nei momenti di fragilita.
Regolamento UE sull'intelligenza artificiale (AI Act) prevede che dal 2 agosto 2026 i contenuti generativi e i deepfake dovranno essere contrassegnati in modo riconoscibile. E un passo normativo importante. Ma la preoccupazione che Ranucci porta sul palco a Bologna non si risolve con un'etichetta. Si risolve con docenti e genitori capaci di portare avanti la conversazione che i chatbot non possono fare: quella che tiene conto del tempo, degli errori e della continuita di un legame reale.
Il titolo del suo libro e un programma prima che una formula. Navigare senza paura non significa navigare senza bussola. E la bussola, ancora oggi, si costruisce nei rapporti con le persone reali - non con i sistemi che generano risposte sempre plausibili.