Tredici sistemi universitari nell'Area Europea dell'Istruzione Superiore hanno una strategia nazionale dedicata all'internazionalizzazione. L'Italia e' tra questi. Eppure i dati Eurostat 2023 mostrano un divario difficile da ignorare: solo il 4,8% degli studenti universitari italiani viene dall'estero, tra le percentuali piu' basse dell'intera Unione Europea.
Il rapporto NAP: tredici strategie nazionali per l'Europa
L'Academic Cooperation Association e la European Association for International Education (EAIE) hanno pubblicato a novembre 2025 il Rapporto NAP sull'internazionalizzazione nell'EHEA, una mappatura dei 48 sistemi di istruzione superiore dell'Area Europea. I risultati mostrano che 13 di questi hanno adottato strategie nazionali autonome sull'internazionalizzazione nel 2025, mentre altri 35 trattano il tema all'interno di documenti educativi piu' generali.
I paesi con strategia standalone coprono una gamma molto ampia: dalla Norvegia all'Irlanda, dalla Turchia all'Italia. Polonia e Spagna stanno per adottare documenti analoghi; il Kazakistan ha una strategia scaduta la cui influenza si fa ancora sentire nel contesto attuale.
Rispetto alle generazioni precedenti, queste politiche hanno raggiunto quello che il NAP chiama un livello di maturita' 2.0: integrano scambi virtuali, mobilita' mista (blended) e forme di cooperazione bilaterale e multilaterale. L'obiettivo non e' piu' accumulare attivita' di mobilita', ma misurarne l'impatto in termini di qualita' e sviluppo istituzionale.
L'Italia ha la strategia. I numeri raccontano altro
I Dati Eurostat 2023 sulla mobilita' nell'istruzione superiore mostrano una fotografia che stona con l'impegno strategico formale. Nell'Unione Europea nel 2023 si contano 1,76 milioni di studenti universitari provenienti dall'estero. L'Italia ne attira una quota molto piccola: il 4,8% degli iscritti agli atenei del paese proviene dall'estero, tra le percentuali piu' basse dell'UE.
Il confronto con altri paesi europei e' netto. In Lussemburgo il 52,3% degli universitari e' straniero; a Malta il 29,6%, a Cipro il 22,3%. Anche tra i paesi con numeri assoluti maggiori il divario e' marcato: la sola Germania ospita 423.200 studenti stranieri, pari al 24% del totale europeo. La Francia segue con il 16% del totale UE.
C'e' un ulteriore elemento che riguarda specificamente l'Italia. Tra gli studenti stranieri che scelgono gli atenei italiani, solo il 31,9% proviene da un altro paese europeo. Nella maggior parte degli stati UE, la componente europea degli studenti internazionali e' dominante. In Italia la quota asiatica e africana sono proporzionalmente piu' elevate, segnale che l'attrattivita' per i vicini europei resta bassa.
Il rapporto NAP segnala che queste difficolta' non sono nuove. Barriere burocratiche e visti per studenti extra-europei, incoerenze nel riconoscimento dei crediti e dei titoli accademici conseguiti all'estero: sono problemi che le strategie precedenti gia' citavano e che quelle attuali continuano a elencare senza soluzione sistematica.
Tre leve per trasformare le strategie in risultati
Il rapporto NAP individua tre direzioni prioritarie per chi vuole che le politiche sull'internazionalizzazione producano cambiamenti reali e non restino documenti di intenti.
La prima e' la documentazione dell'impatto. Per ottenere finanziamenti stabili e supporto politico, il settore deve misurare sistematicamente cosa portano gli scambi internazionali: progressi nella ricerca, occupabilita' dei laureati, sviluppo di competenze interculturali. Senza dati aggregati e leggibili, i tagli arrivano prima degli investimenti.
La seconda chiede di ampliare la conversazione oltre la cerchia degli addetti ai lavori. L'internazionalizzazione delle universita' non e' materia tecnica da delegare agli uffici relazioni internazionali: riguarda la capacita' competitiva del paese, la sua capacita' di attrarre talenti e di formare professionisti capaci di lavorare in contesti globali.
La terza punta a costruire strategie adattive, con cicli di revisione periodica integrati fin dalla stesura. Gli ultimi anni hanno dimostrato che il contesto cambia rapidamente: dalla pandemia alle tensioni geopolitiche, fino alle restrizioni sui flussi studenteschi internazionali. Le politiche devono poter reagire senza aspettare la scadenza del mandato.
Il Processo di Bologna e Erasmus+ restano le cornici condivise da quasi tutti i sistemi europei. Ma la distanza tra avere una strategia scritta e attestarsi al 4,8% di studenti stranieri - mentre altri paesi europei superano il 20% o il 50% - mostra che il documento e' solo il punto di partenza. Per l'Italia, il passo piu' difficile non e' scrivere la strategia: e' diventare una destinazione.