- Che cos'è il riscatto della laurea e perché se ne parla tanto
- Riscatto ordinario e riscatto agevolato: le due strade a confronto
- Quanto costa riscattare la laurea nel 2025
- Come presentare la domanda di riscatto laurea online
- La simulazione INPS: uno strumento da usare prima di decidere
- Riscatto laurea per disoccupati: requisiti e limiti
- Quando il riscatto non conviene
- Domande frequenti
Che cos'è il riscatto della laurea e perché se ne parla tanto
C'è un dato che fotografa bene il momento: secondo le rilevazioni più recenti, il 60% di chi potrebbe riscattare la laurea ci sta seriamente pensando. Un segnale inequivocabile di quanto il tema previdenziale sia tornato al centro delle preoccupazioni dei lavoratori italiani, specie tra i più giovani — quelli che, paradossalmente, la pensione la vedono più lontana.
Ma partiamo dalle basi. Il riscatto della laurea è uno strumento messo a disposizione dall'INPS che consente di trasformare gli anni di studio universitario in anni di contribuzione utili ai fini pensionistici. In sostanza, si paga una somma — in un'unica soluzione o a rate — per "coprire" un periodo che altrimenti resterebbe un vuoto contributivo. Anni passati sui libri, non in busta paga, ma che con il riscatto possono contare come se si fosse lavorato.
Lo strumento non è nuovo, ma le regole si sono evolute nel tempo. E nel 2025 restano in vigore due formule distinte, ciascuna con costi e implicazioni molto diverse.
Riscatto ordinario e riscatto agevolato: le due strade a confronto
Chi decide di procedere con il riscatto degli anni universitari si trova davanti a un bivio. Le opzioni sono due, e la scelta dipende da fattori che vanno valutati con attenzione.
Il riscatto ordinario
Il riscatto ordinario è la formula tradizionale. Il suo costo si calcola sulla base del reddito lordo annuo del richiedente al momento della domanda: più si guadagna, più si paga. L'aliquota contributiva applicata è quella in vigore per la gestione previdenziale di appartenenza (per i lavoratori dipendenti, il 33%). Il risultato è un onere che, per chi ha stipendi medio-alti, può raggiungere cifre importanti — nell'ordine delle decine di migliaia di euro per un corso quadriennale.
Il vantaggio? L'intero importo è deducibile dal reddito imponibile IRPEF, il che significa un risparmio fiscale significativo, soprattutto per chi si trova negli scaglioni più elevati.
Il riscatto agevolato
Introdotto in via sperimentale e poi stabilizzato, il riscatto agevolato della laurea prevede un meccanismo completamente diverso. Il costo è fisso: nel 2025 ammonta a circa 6.123 euro per ogni anno da riscattare, indipendentemente dal reddito. Per un corso di laurea quadriennale si parla quindi di circa 24.500 euro; per una triennale, poco più di 18.300 euro.
C'è però un vincolo fondamentale: il riscatto agevolato si applica esclusivamente ai periodi di studio ricadenti nel sistema contributivo, cioè dal 1° gennaio 1996 in poi. Chi ha studiato prima di quella data e vuole comunque optare per la formula agevolata dovrà accettare che l'intero montante contributivo venga ricalcolato con il metodo contributivo — una scelta che può penalizzare chi aveva maturato diritti nel sistema retributivo.
Anche l'importo del riscatto agevolato è interamente deducibile.
Quanto costa riscattare la laurea nel 2025
La domanda che tutti si pongono — quanto costa riscattare la laurea? — non ha una risposta unica. Dipende dalla formula scelta, dal reddito e dal numero di anni da riscattare.
Ecco un quadro orientativo per il 2025:
| Formula | Costo per anno (indicativo) | Laurea triennale | Laurea magistrale (5 anni) |
|---|---|---|---|
| Riscatto agevolato | ~6.123 € | ~18.370 € | ~30.615 € |
| Riscatto ordinario (reddito 30.000 €) | ~9.900 € | ~29.700 € | ~49.500 € |
| Riscatto ordinario (reddito 45.000 €) | ~14.850 € | ~44.550 € | ~74.250 € |
I numeri parlano chiaro: la differenza tra le due formule può essere enorme. Ma attenzione a non fermarsi al prezzo. Il riscatto ordinario, costando di più, genera anche un beneficio fiscale maggiore e — soprattutto — può tradursi in un assegno pensionistico più alto, perché nel sistema retributivo il calcolo è legato alle retribuzioni e non solo ai contributi versati.
Il pagamento, in entrambi i casi, può essere dilazionato fino a 120 rate mensili senza interessi. Un elemento che rende lo strumento più accessibile, anche per chi non dispone della liquidità necessaria per un versamento unico.
Come presentare la domanda di riscatto laurea online
La procedura è telematica. La domanda di riscatto della laurea si presenta esclusivamente attraverso il portale INPS (www.inps.it), accedendo con le credenziali SPID, CIE o CNS.
I passaggi, in sintesi:
- Accedere all'area "Riscatto di Laurea" nel portale INPS
- Compilare la domanda indicando l'ateneo, il corso di laurea, gli anni accademici da riscattare e la formula prescelta (ordinaria o agevolata)
- Allegare la documentazione richiesta (certificato di laurea o autocertificazione)
- Attendere la comunicazione dell'INPS con il calcolo dell'onere e le modalità di pagamento
In alternativa, è possibile rivolgersi a un patronato o contattare il Contact Center INPS al numero 803 164 (da rete fissa) o 06 164 164 (da mobile).
I tempi di risposta variano, ma generalmente l'INPS comunica l'esito entro 90 giorni dalla presentazione della domanda. Una volta ricevuta la comunicazione, il richiedente ha 30 giorni per accettare o rinunciare.
La simulazione INPS: uno strumento da usare prima di decidere
Prima di impegnarsi formalmente, esiste un passaggio che troppi trascurano: la simulazione del riscatto di laurea, disponibile sempre sul portale INPS. Questo strumento consente di ottenere un calcolo indicativo del costo senza presentare domanda vincolante.
La simulazione è anonima, gratuita e immediata. Basta inserire alcuni dati di base — età, retribuzione, gestione previdenziale, numero di anni da riscattare — per avere un'idea concreta dell'impegno economico. Un passaggio che andrebbe fatto prima di qualsiasi decisione, anche per confrontare le due formule e capire quale sia più vantaggiosa nel proprio caso specifico.
Riscatto laurea per disoccupati: requisiti e limiti
Un aspetto che merita attenzione riguarda chi non lavora. Il riscatto della laurea per i disoccupati è possibile, ma a condizioni precise: il richiedente non deve essere iscritto ad alcuna forma di previdenza obbligatoria. In altre parole, chi percepisce la NASpI — e quindi ha ancora un rapporto aperto con la gestione INPS — potrebbe incontrare ostacoli.
Per i disoccupati che soddisfano i requisiti, la formula applicabile è quella del riscatto agevolato, con il costo fisso di circa 6.123 euro per anno. Il contributo versato, però, non essendoci reddito da lavoro da cui dedurlo, non produce il medesimo vantaggio fiscale di cui gode un lavoratore attivo. Questo è un elemento spesso sottovalutato.
Il riscatto effettuato in stato di disoccupazione confluisce nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti e sarà comunque valido ai fini del raggiungimento dei requisiti contributivi per la pensione.
Quando il riscatto non conviene
Non è detto che riscattare la laurea sia sempre una buona idea. Ci sono scenari in cui l'operazione rischia di essere un cattivo investimento. Vale la pena elencarli con franchezza.
Non conviene se si è già vicini alla pensione. Il beneficio in termini di anticipo dell'uscita dal lavoro potrebbe essere minimo rispetto al costo sostenuto. Ogni caso va valutato, ma la regola generale è che il riscatto rende di più quanto più si è giovani: il "ritorno" in termini di assegno pensionistico si distribuisce su un periodo più lungo.
Non conviene se il reddito è molto basso e si opta per il riscatto ordinario. In questo caso il costo è contenuto, ma anche il beneficio previdenziale sarà modesto. Potrebbe avere più senso investire quella cifra in forme di previdenza complementare.
Non conviene se si accetta il ricalcolo contributivo senza valutarne le conseguenze. Chi ha periodi di lavoro ante-1996 e sceglie il riscatto agevolato deve sapere che l'eventuale passaggio al calcolo interamente contributivo può ridurre l'assegno finale. È un trade-off che richiede simulazioni accurate.
Non conviene se si prevede una carriera discontinua o all'estero. In questi casi, i contributi riscattati potrebbero non integrarsi facilmente con altri regimi previdenziali, specie quelli extra-UE.
Stando a quanto emerge dalle consulenze previdenziali più aggiornate, la scelta va sempre calata nella situazione individuale. Non esistono risposte universali, e affidarsi a un consulente o a un patronato resta il consiglio più sensato prima di firmare qualsiasi impegno.
Domande frequenti
Quali titoli di studio si possono riscattare?
Sono riscattabili i diplomi di laurea (triennale, magistrale, specialistica, a ciclo unico), i diplomi universitari, i dottorati di ricerca e i diplomi di specializzazione post-laurea. Non sono riscattabili gli anni fuori corso.
Si possono riscattare anche solo alcuni anni e non l'intero corso?
Sì. È possibile riscattare anche singoli periodi, ad esempio solo due anni su quattro. La scelta è libera e può essere modulata in base alle proprie esigenze economiche e previdenziali.
Il costo del riscatto agevolato è lo stesso per tutti?
Sì. Il riscatto agevolato prevede un costo fisso calcolato sul minimale di reddito della gestione artigiani e commercianti, indipendentemente dal reddito effettivo del richiedente. Nel 2025 l'importo è di circa 6.123 euro per anno.
In quanto tempo si può pagare il riscatto a rate?
Il pagamento rateale può essere dilazionato fino a 120 rate mensili (10 anni) senza applicazione di interessi. Tuttavia, in caso di mancato pagamento di una rata, il beneficio viene riconosciuto solo per il periodo coperto dai versamenti effettivamente effettuati.
Il riscatto della laurea anticipa la data della pensione?
Sì, nella misura in cui gli anni riscattati contribuiscono al raggiungimento dei requisiti contributivi minimi. Ad esempio, riscattando quattro anni di laurea, si può potenzialmente anticipare la pensione di altrettanti anni — a patto che tutti gli altri requisiti siano soddisfatti.
Posso riscattare la laurea se mi sono laureato all'estero?
È possibile, a condizione che il titolo di studio sia stato riconosciuto in Italia secondo la normativa vigente. Serve il provvedimento di equipollenza o di riconoscimento accademico rilasciato dalle autorità competenti.