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31 frammenti di Mantegna tornano a Padova dagli archivi ICCROM
Cultura

31 frammenti di Mantegna tornano a Padova dagli archivi ICCROM

31 frammenti della Cappella degli Ovetari giacevano negli archivi ICCROM di Roma. Identificati dopo 80 anni: il piano MiC per riportarli a Padova.

Il 13 aprile 2026 il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e la Direttrice Generale dell'ICCROM - Centro Internazionale per la Conservazione del Patrimonio Aruna Francesca Maria Gujral hanno visitato la Chiesa degli Eremitani di Padova. Al centro della visita c'era una scoperta straordinaria: 31 frammenti di affresco del XIV e XV secolo, appartenenti alla Cappella degli Ovetari, erano stati identificati negli archivi dell'ICCROM a Roma, dove giacevano anonimi da decenni senza che nessuno avesse stabilito il collegamento con il sito padovano.

La cappella distrutta nel 1944

L'11 marzo 1944 un raid aereo alleato colpì la Chiesa degli Eremitani, riducendo gli affreschi della Cappella degli Ovetari in oltre 80.000 frammenti. Si trattava di opere realizzate tra il 1448 e il 1457 da quattro maestri del Rinascimento padovano: Andrea Mantegna, che aveva tra i 18 e i 20 anni all'epoca del lavoro, Nicolò Pizzolo, Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna. Quello di Padova è rimasto uno dei danni più gravi subiti dal patrimonio artistico italiano durante il secondo conflitto mondiale.

I frammenti furono raccolti nel dopoguerra e trasferiti a Roma, all'Istituto Centrale per il Restauro diretto da Cesare Brandi. Nei decenni successivi, l'Università di Padova ha sviluppato un sistema di ricostruzione computazionale: su 80.735 frammenti esaminati, algoritmi matematici ispirati alla modellazione della trasmissione del calore hanno permesso di localizzare circa il 90% nella posizione originale entro le prime 20 proposte del sistema. La ricostruzione virtuale degli affreschi è stata completata tra il 2006 e il 2011, diventando un riferimento internazionale per il recupero digitale del patrimonio culturale distrutto.

Ottanta anni negli archivi ICCROM

I 31 frammenti ora ritrovati non erano però tra quelli catalogati nei decenni precedenti dal progetto universitario padovano. Erano negli archivi dell'ICCROM, l'organizzazione intergovernativa fondata nel 1959 a Roma con il sostegno dell'UNESCO, oggi composta da 139 stati membri. Non erano stati ricondotti alla Cappella degli Ovetari: solo una ricerca archivistica condotta negli ultimi mesi, in preparazione della visita ministeriale, ha permesso di identificarli con certezza come parte di quella dispersione post-bellica. Come siano entrati negli archivi dell'ICCROM, e in quale fase del recupero post-1944, è ancora in corso di ricostruzione.

Tra i 31 frammenti ritrovati vi sono elementi attribuiti a tutti e quattro i maestri, con opere che la storia dell'arte riconduce direttamente a Mantegna e ai suoi collaboratori. La scoperta riporta l'attenzione su Padova e sul suo patrimonio rinascimentale del Quattrocento: con la Cappella degli Ovetari, la città ha prodotto uno degli esempi più precoci di prospettiva sistematica nella pittura murale italiana, in un decennio che ha ridefinito il linguaggio visivo dell'intera penisola. Nessun altro ciclo pittorico italiano del XV secolo ha una storia di dispersione e recupero paragonabile a questa.

Il piano per riportarli a Padova

Il Ministero della Cultura e l'ICCROM hanno concordato di sviluppare un progetto congiunto, come descritto nel comunicato ufficiale del MiC del 13 aprile 2026, che coinvolga la comunità locale e le istituzioni per esplorare soluzioni concrete di ricongiungimento dei 31 frammenti al loro contesto storico originario. Il progetto punta a valorizzare questi pezzi non solo come opere d'arte ma come simbolo tangibile di sopravvivenza culturale e di coesione sociale: una lettura che la Cappella degli Ovetari, per la sua storia, può sostenere meglio di qualsiasi altro caso europeo.

I tempi e le modalità tecniche del trasferimento fisico non sono ancora stati definiti. Il progetto dovrà tenere insieme le esigenze conservative dei frammenti, le tecnologie di ricostruzione virtuale già sviluppate dall'Università di Padova e le aspettative di una comunità che considera queste opere parte della propria identità. Mentre la cultura italiana si muove su più fronti - dalla moda con la sfilata di Vivian Jenna Wilson per Gucci a Milano alla musica con il trionfo di Ditonellapiaga a Sanremo 2026 - il futuro dei 31 frammenti di Mantegna resta un capitolo ancora aperto.

Pubblicato il: 18 aprile 2026 alle ore 08:28

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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