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Il lato sconosciuto di Balla: la rottura col Futurismo nel 1937
Cultura

Il lato sconosciuto di Balla: la rottura col Futurismo nel 1937

Nel 1937 Balla ruppe col Futurismo in una lettera pubblica. La mostra di Parma ha rivelato il pittore figurativo che pochi conoscevano.

Nel 1937 Giacomo Balla scrisse una lettera aperta al giornale "Perseo" con una dichiarazione perentoria: l'arte pura, scriveva, "e nell'assoluto realismo". Era il congedo ufficiale dall'uomo che aveva co-fondato il Futurismo e firmato con Marinetti il Manifesto del colore nel 1918. Una rottura radicale, venuta proprio da uno degli architetti del movimento.

Il Futurismo e la rottura pubblica del 1937

Balla era tra i protagonisti del Futurismo italiano: le sue sperimentazioni sulla velocita, il dinamismo e la luce lo avevano reso uno degli artisti piu originali del primo Novecento. Eppure fu lui, tra tutti i firmatari dei manifesti futuristi, a prendere le distanze in modo pubblico e documentato.

La rottura maturo in due fasi. Nel 1931, quando Marinetti e Fillia pubblicarono il Manifesto dell'arte sacra futurista, Balla inizio ad allontanarsi: quella svolta verso la spiritualita cristiana contraddiceva l'impostazione anticlericale su cui il movimento era nato. La lettera al giornale "Perseo" nel 1937 rese ufficiale una posizione che covava da anni. "Avevo dedicato con fede sincera tutte le mie energie alle ricerche rinnovatrici", scriveva Balla, "ma nella convinzione che l'arte pura e nell'assoluto realismo, senza del quale si cade in forme decorative ornamentali, ho ripreso la mia arte di prima." Era un'autocritica senza mezzi termini, venuta dall'interno del movimento.

Il Balla dei ritratti: la collezione GNAMC a Parma

La mostra "Giacomo Balla. Un universo di luce", al Palazzo del Governatore di Parma, si e chiusa il 1 febbraio 2026 con 36.000 visitatori. Portava fuori Roma, per la prima volta, l'intero corpus della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC): sessanta opere tra le piu rappresentative della produzione di Balla, compresi i lavori del periodo figurativo che raramente escono dalla sede romana.

Il cuore di questa proposta espositiva erano i ritratti familiari. "La Madre" (1901-02), pastello e tempera di grande formato, ritrae Lucia Giannotti, sarta e madre del pittore, con uno sguardo diretto e una luce intensa. Dello stesso periodo e "Elisa che legge", disegno delicato della giovane Elisa Marcucci, poi diventata moglie di Balla nel 1904.

La serie dei ritratti familiari degli anni Quaranta e la parte meno nota della produzione del pittore. "Noi 4 allo specchio" (1945) mostra la famiglia riunita: Balla al centro con espressione ironica, le figlie Luce ed Elica - entrambe pittrici - intorno a lui, la moglie Elisa che sorride leggendo il giornale. "Non mi lasciare" (1947) raffigura Elisa in un abbraccio con la figlia Elica: l'abito grigio, il volto in ombra, solo il viso di Elica illuminato dalla luce della finestra. Il titolo non lascia spazio alle interpretazioni.

"La fila per l'agnello" (1942) documenta una scena di razionamento alimentare nella Roma in guerra: taglio fotografico, toni freddi, nessuna retorica. Una distanza incolmabile dal Futurismo vitalista degli esordi.

Se la grande mostra di Mimmo Rotella a Genova racconta la traiettoria di un artista che trasformo il materiale urbano in arte, la retrospettiva su Balla dimostra il percorso inverso: dalla sperimentazione astratta al ritorno alla figura umana.

L'eredita delle figlie e il senso del corpus

La raccolta della GNAMC deve la sua coerenza a Luce ed Elica Balla, che nel 1984 donarono alla Galleria Nazionale 35 opere del padre. Senza quella donazione, le sessanta opere portate a Parma sarebbero oggi disperse. Il corpus di Balla alla GNAMC e oggi il piu grande insieme pubblico al mondo della sua opera.

Mostre come quella di Parma, o come la mostra su San Giorgio a Palazzo Reale di Genova, ricordano che il patrimonio artistico italiano vive soprattutto quando circola. Balla lo sapeva bene: nel 1914 aveva firmato il Manifesto del vestito antineutrale, convinto che l'estetica non si limitasse alla tela. Quell'interesse per il confine tra arte e moda riverbera nella cultura contemporanea, come racconta il debutto di Vivian Jenna Wilson sulla passerella Gucci a Milano.

Il Balla figurativo - quello dei ritratti di famiglia, della guerra raccontata in una fila per il cibo, del congedo da una moglie malata - e oggi il meno studiato nei libri di testo. Forse perche e quello che chiede di leggere l'artista come persona, non come manifesto.

Pubblicato il: 18 aprile 2026 alle ore 08:40

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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