Al termine del percorso scolastico, meno della metà degli studenti italiani dimostra competenze adeguate in matematica. Il Rapporto INVALSI 2025 lo certifica: il 49,2% degli studenti di quinta superiore supera la soglia minima, contro il 61% del 2019.
Il quadro degli apprendimenti al termine delle superiori
Il Rapporto INVALSI 2025, presentato alla Camera dei Deputati il 9 luglio 2025, fotografa un sistema scolastico in cui la dispersione scolastica esplicita, ovvero l'abbandono prima del diploma, continua a calare. Nel 2024 l'Italia si attesta al 9,8%, avvicinandosi al target europeo del 9% fissato per il 2030.
Ma il quadro sulla dispersione implicita racconta un'altra storia. Questa misura la quota di studenti che conseguono un titolo di studio senza raggiungere livelli adeguati di competenze. In italiano il 51,7% degli studenti di quinta superiore raggiunge almeno la soglia adeguata, ma in matematica la percentuale scende al 49,2%, quasi 12 punti in meno rispetto al 2019. Il calo rispetto al solo 2024 vale 3,3 punti in matematica e 4,8 in italiano. Un calo che non ha recuperato ai livelli pre-pandemici, come mostrano le serie storiche del rapporto.
Roberto Ricci, presidente dell'INVALSI, ha definito la dispersione implicita un effetto collaterale della riduzione di quella esplicita: il sistema trattiene più studenti a scuola, ma non riesce a garantire che tutti apprendano.
Il divario che il diploma non misura
Dietro la media nazionale si nasconde un divario strutturale tra indirizzi scolastici e territori che le statistiche aggregate non fanno emergere.
Nei licei la dispersione implicita si ferma al 3,9%: meno di 4 studenti su 100 ottengono il diploma senza competenze adeguate. Negli istituti professionali la percentuale sale al 22,8%, quasi uno su quattro. Stesso titolo di studio, percorsi di apprendimento radicalmente diversi.
Il divario geografico è altrettanto marcato: al Sud la dispersione implicita tocca il 14,1%, mentre nel Nord-Est si ferma al 3,6%, una differenza di oltre 10 punti percentuali. Campania e Sicilia registrano le percentuali di studenti con competenze adeguate tra le più basse del paese.
Secondo i dati del Servizio Statistico INVALSI, il calo è strutturale e non si spiega solo con la pandemia: dal 2018 gli apprendimenti medi risultano in diminuzione continua, con differenze marcate per contesto socioeconomico, background migratorio e tipo di istituto. Anche tra gli studenti con almeno un anno di ritardo scolastico il rischio di dispersione implicita è quasi doppio rispetto alla media.
Questi dati pesano anche sul dibattito in corso sulla valutazione. Con il decreto-legge 127/2025, le prove INVALSI sono entrate nel curricolo della maturità: una scelta che amplifica l'impatto dei risultati sul futuro degli studenti.
Cosa cambia per i docenti
Per i docenti, i dati pongono una questione concreta. La categoria dei Bisogni Educativi Speciali (BES) e gli strumenti come il Piano Educativo Individualizzato (PEI) e il Piano Didattico Personalizzato (PDP) sono stati pensati per rispondere alle differenze tra studenti. Ma i dati mostrano che le disuguaglianze più pesanti non sono quelle diagnosticate: sono quelle silenziose, legate al tipo di scuola frequentata e alla regione di residenza. Un insegnante di un istituto professionale del Mezzogiorno si trova di fronte a sfide molto diverse rispetto a un collega di un liceo del Nord-Est: risorse formalmente identiche, contesti radicalmente diversi.
Il convegno CESP-COBAS del 22 aprile, che si svolge in 25 città italiane con interventi collegati alla Sala Convegni di Roma, affronta questa contraddizione: un sistema scolastico che ha ampliato l'accesso al diploma, ma non l'equità delle competenze acquisite. Tra le sessioni in programma, una è dedicata all'istruzione negli istituti penitenziari, dove il divario di competenze è storicamente più acuto.
Finché il 49% degli studenti esce dalla scuola superiore senza competenze adeguate in matematica, il problema non è come si misura la dispersione, ma come si riduce. Il 22 aprile, in 25 città, si prova a discuterne.