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Decreto finestre, Franceschini firma: i film tornano obbligatoriamente in sala prima dello streaming
Cultura

Decreto finestre, Franceschini firma: i film tornano obbligatoriamente in sala prima dello streaming

Il Ministro della Cultura reintroduce la finestra di 30 giorni tra l'uscita al cinema e l'approdo sulle piattaforme digitali. Misura valida fino al 31 dicembre 2021, salvi gli accordi già sottoscritti.

Il ritorno dell'obbligo di sala

Dario Franceschini ha messo la firma. Con il nuovo decreto finestre, il Ministro della Cultura ripristina una regola che la pandemia aveva di fatto sospeso: i film che beneficiano di contributi statali devono passare dalla sala cinematografica prima di approdare sulle piattaforme streaming. Una decisione attesa dagli esercenti, temuta dai colossi digitali, e che ridisegna — almeno fino a fine anno — i rapporti di forza tra il grande schermo e quello domestico.

La firma è arrivata a Roma nei giorni scorsi, in un momento in cui le riaperture graduali delle sale stavano restituendo ossigeno a un settore duramente colpito dalle chiusure. Stando a quanto emerge dal testo del provvedimento, l'obiettivo dichiarato è chiaro: tutelare l'ecosistema della distribuzione cinematografica italiana e il ruolo culturale della visione in sala.

Cosa prevede il decreto finestre 2021

Il cuore del provvedimento firmato da Franceschini è semplice nella sua architettura. I film che ricevono contributi dallo Stato — attraverso il tax credit, i contributi selettivi o altri strumenti previsti dalla legge cinema (legge 220/2016) — non potranno essere distribuiti direttamente in streaming. Dovranno prima transitare nelle sale cinematografiche.

È il ripristino di un principio che, prima della crisi sanitaria, era dato per acquisito. Durante i mesi più duri della pandemia, con i cinema chiusi e le produzioni bloccate, il Ministero aveva concesso deroghe straordinarie: diversi titoli italiani erano approdati direttamente su Netflix, Amazon Prime Video e altre piattaforme, scavalcando del tutto la distribuzione tradizionale. Una scelta emergenziale che aveva però alimentato timori profondi tra distributori ed esercenti.

Ora il pendolo torna indietro. Il decreto finestre 2021 vale fino al 31 dicembre 2021, configurandosi come misura transitoria in attesa di una regolamentazione più organica del rapporto tra cinema e piattaforme streaming.

La finestra dei 30 giorni: come funziona

Il meccanismo è quello classico della cosiddetta window, la finestra temporale che separa l'uscita in sala dalla disponibilità sulle piattaforme digitali. Il decreto fissa questa finestra a 30 giorni dalla prima proiezione al cinema.

In termini pratici, un film che debutta nelle sale il 1° giugno non potrà essere reso disponibile in streaming prima del 1° luglio. Un arco temporale che, va detto, rappresenta un compromesso piuttosto contenuto rispetto alle finestre tradizionali pre-pandemia, che in Italia superavano abitualmente i 90 giorni e in alcuni casi arrivavano a 105.

Trenta giorni sono pochi? Sono tanti? La risposta dipende dalla prospettiva. Per gli esercenti, che avrebbero preferito tempistiche più lunghe, è comunque un segnale politico importante: lo Stato riafferma la centralità della sala. Per le piattaforme, è un vincolo gestibile, soprattutto considerando che il decreto riguarda esclusivamente le opere sostenute da contributi statali — non l'intera produzione.

Accordi precedenti salvi

Un elemento rilevante del provvedimento riguarda la clausola di salvaguardia per gli accordi già sottoscritti tra produttori e piattaforme. Chi aveva già stipulato contratti di distribuzione digitale — magari durante la fase emergenziale — non sarà tenuto a rinegoziare i termini.

È una scelta pragmatica, che evita contenziosi e riconosce la buona fede di chi ha operato nel rispetto delle regole vigenti al momento della firma. Ma è anche un segnale che il Ministero guarda avanti, non indietro: l'obiettivo non è punire chi ha scelto lo streaming nei mesi della crisi, bensì ristabilire un ordine per il futuro prossimo.

Il braccio di ferro tra cinema e piattaforme

Il decreto finestre firmato da Franceschini si inserisce in un dibattito che attraversa l'intera industria audiovisiva europea, non solo quella italiana. La politica culturale italiana su questo fronte si trova a mediare tra due spinte opposte: da un lato la difesa del tessuto di sale cinematografiche, dall'altro la presa d'atto che le piattaforme digitali sono ormai attori centrali della produzione e del consumo culturale.

I numeri parlano chiaro. Durante la pandemia, gli abbonamenti alle piattaforme streaming in Italia sono cresciuti in modo esponenziale. Contestualmente, il settore dell'esercizio cinematografico ha subito perdite stimate in centinaia di milioni di euro. Il rischio concreto, segnalato a più riprese dalle associazioni di categoria, era che l'emergenza diventasse norma — che il passaggio diretto al digitale, nato come eccezione, si consolidasse come modello.

Con questo decreto, Franceschini traccia una linea. Provvisoria, certo — la scadenza del 31 dicembre 2021 lo rende esplicitamente un provvedimento-ponte. Ma la direzione è inequivocabile: chi riceve soldi pubblici per fare cinema deve garantire al pubblico la possibilità di vederlo dove il cinema è nato, in sala.

Resta da capire cosa accadrà dopo il 31 dicembre. Se il decreto sarà rinnovato, se le finestre saranno ampliate o ridotte, se si arriverà a una normativa strutturale che metta ordine nel rapporto tra distribuzione tradizionale e digitale. La questione resta aperta, e il 2022 si annuncia come l'anno della resa dei conti.

Domande frequenti

Cosa si intende per decreto finestre nel cinema?

Il decreto finestre è il provvedimento che stabilisce l'intervallo di tempo obbligatorio tra l'uscita di un film nelle sale cinematografiche e la sua disponibilità sulle piattaforme di streaming. Il decreto firmato da Franceschini nel 2021 fissa questa finestra a 30 giorni per i film che ricevono contributi statali.

Quali film sono interessati dal decreto finestre 2021?

Il decreto si applica ai film che beneficiano di contributi pubblici, come il tax credit cinematografico e i contributi selettivi previsti dalla legge 220/2016. Le produzioni interamente finanziate con capitali privati o stranieri, senza alcun sostegno statale, non rientrano nell'obbligo.

Gli accordi già firmati con le piattaforme vengono annullati?

No. Il decreto prevede espressamente una clausola di salvaguardia: gli accordi già sottoscritti tra produttori e piattaforme streaming prima dell'entrata in vigore del provvedimento restano validi e non devono essere rinegoziati.

Fino a quando è in vigore il decreto?

Il provvedimento ha validità fino al 31 dicembre 2021. Si tratta dunque di una misura transitoria, in attesa di una regolamentazione più stabile del rapporto tra distribuzione cinematografica tradizionale e piattaforme digitali.

Quanti giorni devono passare tra sala e streaming?

Il decreto fissa la finestra a 30 giorni dalla prima proiezione in sala. Un termine sensibilmente più breve rispetto alle finestre tradizionali pre-pandemia, che in Italia superavano spesso i 90 giorni.

Pubblicato il: 1 marzo 2026 alle ore 19:00

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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