- Novanta anni in ottanta scatti
- Un allestimento che rompe gli schemi
- Da Mario De Biasi a Elliott Erwitt: gli autori in mostra
- Il secondo atto: dopo il colore, il bianco e nero
- Informazioni pratiche
- Domande frequenti
Novanta anni in ottanta scatti
C'è un modo per condensare quasi un secolo di storia della fotografia italiana in una sola sala? A giudicare da quanto propone Palazzo Fagnani Ronzoni nel cuore di Milano, la risposta è sì — a patto di rinunciare alla cronologia e affidarsi a un criterio più sottile, più rischioso: quello delle affinità visive.
"I tempi dello sguardo" è il titolo della mostra che fino al 28 febbraio 2026 riunisce 80 fotografie in bianco e nero firmate da 28 autori, coprendo un arco temporale che attraversa novant'anni di produzione fotografica. Non un catalogo ordinato per decenni, ma una costellazione di immagini che dialogano tra loro per analogie e contrasti. Un'operazione curatoriale tutt'altro che scontata.
Un allestimento che rompe gli schemi
Chi si aspetta il classico percorso espositivo — pannelli in sequenza, didascalie esplicative, sala dopo sala — resterà spiazzato. Le opere non seguono un ordine cronologico né una suddivisione per autore. Sono state accostate secondo criteri tematici e formali: un paesaggio industriale degli anni Cinquanta può trovarsi accanto a un ritratto degli anni Novanta, se tra i due corre un filo invisibile fatto di luce, composizione o tensione narrativa.
Stando a quanto emerge dalle prime recensioni, il risultato è un'esperienza leggera e scorrevole, capace di sorprendere anche il visitatore più navigato. Si entra pensando di guardare delle fotografie e si esce con la sensazione di aver attraversato un racconto visivo coerente, dove ogni immagine guadagna significato dal confronto con le altre.
È un approccio che ricorda certe mostre anglosassoni — il MoMA di New York lo pratica da decenni — ma che nel panorama italiano delle esposizioni fotografiche a Milano rappresenta ancora un'eccezione.
Da Mario De Biasi a Elliott Erwitt: gli autori in mostra
Tra i ventotto fotografi presenti, spiccano nomi che hanno segnato la storia del medium. Mario De Biasi, milanese d'adozione, fotoreporter del Settimanale Epoca per oltre trent'anni, autore di scatti entrati nell'immaginario collettivo — su tutti, la celebre immagine degli Italiani si voltano del 1954. Accanto a lui, Elliott Erwitt, maestro dell'ironia fotografica, capace di cogliere l'assurdo nel quotidiano con un tempismo che rasentava la perfezione.
La compresenza di autori italiani e internazionali non è casuale. Il bianco e nero, lingua franca della fotografia per gran parte del Novecento, diventa qui il terreno comune su cui confrontare sguardi diversi per formazione, geografia e sensibilità. Ne emerge un ritratto composito del mondo — o meglio, dei mondi — che questi autori hanno saputo restituire.
In un periodo culturale particolarmente vivace per Milano — che in queste settimane offre una programmazione ricca che spazia dalla musica alla cultura pop, come dimostra anche l'attenzione crescente verso il collezionismo e le grandi celebrazioni culturali — la mostra a Palazzo Fagnani Ronzoni si distingue per la sua capacità di parlare a un pubblico trasversale, dagli appassionati di fotografia ai semplici curiosi.
Il secondo atto: dopo il colore, il bianco e nero
Va ricordato che "I tempi dello sguardo" non nasce dal nulla. La mostra attuale rappresenta il secondo atto di un progetto più ampio: il primo capitolo si era concentrato sui maestri del colore, esplorando le possibilità espressive della fotografia a colori attraverso un'analoga selezione ragionata.
Questa seconda tappa compie il percorso inverso, tornando alle origini. Il bianco e nero non è qui una scelta nostalgica, ma una dichiarazione estetica precisa. Privata del colore, l'immagine fotografica si spoglia di un livello informativo e ne guadagna un altro: le geometrie diventano più nette, i contrasti più drammatici, il soggetto più essenziale. Per molti dei fotografi esposti, del resto, il bianco e nero non era un limite tecnico ma una scelta consapevole, perseguita anche quando il colore era ormai pienamente disponibile.
Novant'anni di produzione fotografica significano anche novant'anni di trasformazioni tecniche — dalla pellicola al digitale, dalle fotocamere a telemetro alle reflex — eppure, come sottolineato dalla curatela, ciò che tiene insieme queste ottanta immagini non è la tecnica. È lo sguardo. È quel momento irripetibile in cui l'occhio del fotografo decide che quello è l'istante, quella è l'inquadratura.
Informazioni pratiche
- Titolo: I tempi dello sguardo
- Luogo: Palazzo Fagnani Ronzoni, Milano
- Periodo: fino al 28 febbraio 2026
- Opere esposte: 80 fotografie in bianco e nero
- Autori: 28 fotografi, tra cui Mario De Biasi ed Elliott Erwitt
Per chi si trova a Milano in queste settimane, la mostra rappresenta un'occasione concreta per immergersi in un racconto per immagini che attraversa quasi un secolo, senza retorica e con la densità che solo il bianco e nero sa offrire.
Domande frequenti
Fino a quando è visitabile la mostra "I tempi dello sguardo"?
La mostra resta aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2026 presso Palazzo Fagnani Ronzoni a Milano.
Quante opere sono esposte nella mostra?
Sono esposte 80 fotografie in bianco e nero realizzate da 28 autori diversi, coprendo un arco temporale di novant'anni di fotografia.
Quali fotografi sono presenti nella mostra?
Tra i nomi di spicco figurano Mario De Biasi, tra i più importanti fotoreporter italiani del Novecento, ed Elliott Erwitt, maestro della fotografia umanista e ironica. Gli autori esposti sono complessivamente ventotto.
Qual è il rapporto con la prima edizione della mostra?
Questa esposizione rappresenta il secondo atto del progetto I tempi dello sguardo. Il primo capitolo era dedicato ai maestri del colore, mentre l'edizione attuale si concentra interamente sulla fotografia in bianco e nero.
Come sono organizzate le opere in mostra?
Le fotografie non seguono un ordine cronologico tradizionale ma sono raggruppate per analogie e contrasti visivi, creando un percorso espositivo non convenzionale che privilegia il dialogo tra le immagini.