Loading...
Camilo Torres, i resti ritrovati e l'ombra lunga della teologia della liberazione
Editoriali

Camilo Torres, i resti ritrovati e l'ombra lunga della teologia della liberazione

Il ritrovamento delle spoglie del prete-guerrigliero colombiano riapre il dibattito su fede, rivoluzione e i legami mai chiariti tra certi teologi e Mosca

Il ritrovamento che riapre una ferita

Sessant'anni sono tanti. Abbastanza per trasformare un uomo in mito, una storia in leggenda, un cadavere scomparso in simbolo. Eppure i resti di Camilo Torres Restrepo, il sacerdote colombiano ucciso nel 1966 durante un'azione di guerriglia con l'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), sono stati finalmente rinvenuti. La notizia arriva dalla Colombia e ha il peso di quelle vicende che non riguardano soltanto la cronaca, ma toccano nervi scoperti nella storia della Chiesa cattolica, della politica latinoamericana e del rapporto — mai davvero risolto — tra Vangelo e rivoluzione.

Il ritrovamento delle spoglie ha assunto immediatamente una valenza che trascende il piano forense. Attorno a quei resti si è riacceso un dibattito che sembrava sopito, o quantomeno relegato ai manuali di storia: quello sulla teologia della liberazione, sulle sue ambiguità, sui suoi debiti ideologici. E sulla domanda, scomoda ma ineludibile, se certi teologi fossero davvero profeti dei poveri o piuttosto pedine — più o meno consapevoli — di una partita giocata altrove.

Chi era Camilo Torres Restrepo

Per capire perché quei resti contano così tanto bisogna tornare alla Bogotà degli anni Cinquanta e Sessanta. Camilo Torres non era un prete qualunque. Nato nel 1929 da una famiglia dell'alta borghesia colombiana, ordinato sacerdote nel 1954, studiò sociologia a Lovanio, in Belgio, dove entrò in contatto con le correnti più progressiste del cattolicesimo europeo.

Tornato in Colombia, fondò la prima facoltà di sociologia dell'America Latina presso l'Universidad Nacional di Bogotá. Un passaggio cruciale: Torres non voleva limitarsi alla predicazione, intendeva dotare il continente di strumenti analitici per comprendere — e trasformare — le proprie strutture sociali. L'intuizione era genuina. Il problema venne dopo.

Perché Torres, progressivamente, abbandonò la via accademica e quella pastorale per abbracciare la lotta armata. Nel 1965 si unì all'ELN. Il 15 febbraio 1966, durante il suo primo combattimento a Patio Cemento, nel dipartimento di Santander, fu ucciso. Aveva trentasei anni. Il suo corpo venne sepolto dalle forze armate colombiane in un luogo rimasto per decenni ignoto — un'assenza che ha alimentato il culto, come sempre accade quando manca una tomba su cui piangere e ragionare.

La teologia della liberazione: fede o ideologia?

Torres è considerato uno dei precursori — se non una delle figure principali — della teologia della liberazione, quel vasto e composito movimento teologico che, a partire dalla fine degli anni Sessanta, tentò di coniugare il messaggio evangelico con l'analisi marxista della società. L'opzione preferenziale per i poveri, la denuncia delle strutture di peccato, il rifiuto della neutralità politica della Chiesa: questi i pilastri di un edificio intellettuale che ebbe in Gustavo Gutiérrez, Leonardo Boff, Jon Sobrino e nello stesso Torres i suoi architetti più noti.

Nessuno nega la sincerità della denuncia sociale. La miseria delle favelas brasiliane, il latifondismo colombiano, lo sfruttamento minerario in Bolivia non erano invenzioni. Il problema — e qui il dibattito diventa aspro — riguarda lo strumento analitico scelto: il marxismo. Non come semplice lente sociologica, ma come chiave interpretativa totalizzante, con tutto ciò che ne conseguiva sul piano geopolitico.

La Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata allora dal cardinale Joseph Ratzinger, intervenne con due istruzioni celebri: la Libertatis Nuntius (1984) e la Libertatis Conscientia (1986). Il giudizio era netto: l'adozione acritica delle categorie marxiste snaturava il messaggio cristiano, trasformando la salvezza in emancipazione politica e il Regno di Dio in utopia terrena. Leonardo Boff fu ridotto al silenzio per un anno. Altri teologi furono richiamati. La frattura, però, non si ricompose mai del tutto.

Boff, Torres e gli altri: rivoluzionari per conto terzi

C'è un aspetto di questa vicenda che i celebratori postumi tendono a sorvolare con una certa disinvoltura. Ed è il legame — documentato, non ipotetico — tra ampi settori della teologia della liberazione e l'apparato di influenza sovietico.

Non si tratta di complottismo da guerra fredda. Stando a quanto è emerso dagli archivi dell'ex blocco orientale dopo il 1991, Mosca considerava i movimenti di liberazione latinoamericani — incluse le loro componenti ecclesiali — come vettori strategici per destabilizzare l'influenza statunitense nel continente. L'ELN colombiano, il movimento a cui Torres si unì, riceveva supporto logistico e ideologico da Cuba, che a sua volta era il terminale latinoamericano della strategia sovietica.

Questo non significa che ogni teologo della liberazione fosse un agente del KGB. Sarebbe una semplificazione grottesca. Ma significa che la cornice dentro cui operavano quei movimenti non era affatto neutrale. I preti guerriglieri — Torres è il caso più emblematico, ma non l'unico — combattevano una rivoluzione che credevano propria e che in realtà serviva interessi geopolitici ben precisi. Rivoluzionari, sì. Ma di qualcun altro.

Lo stesso Boff, dopo aver lasciato il sacerdozio nel 1992, si è progressivamente spostato verso un ecologismo radicale che conserva intatta la matrice anticapitalista ma ha perso ogni riferimento trascendente. Una parabola che dice molto sulla natura profonda di quel movimento: più politica che teologica, più orizzontale che verticale.

Il cardinale Rueda e la preghiera per la Colombia

La cerimonia che ha accompagnato il ritrovamento dei resti di Torres ha avuto un protagonista istituzionale significativo. Il cardinale Luis José Rueda, arcivescovo di Bogotá e presidente della Conferenza Episcopale Colombiana, ha pregato per la pace in Colombia durante la celebrazione.

Una scelta di grande equilibrio diplomatico. Rueda non ha né canonizzato Torres né lo ha condannato. Ha pregato per la pace — quella pace che la Colombia insegue dal 1964, anno di inizio del conflitto armato interno, passando per gli accordi del 2016 con le FARC fino ai negoziati tuttora in corso con l'ELN. Una pace che resta fragile, intermittente, costantemente minacciata dal narcotraffico, dalla corruzione e dalle disuguaglianze strutturali che furono, in fondo, la ragione originaria della rivolta di Torres.

Il gesto del cardinale Rueda si inserisce nella linea pastorale di papa Francesco, che della Chiesa cattolica in Colombia ha fatto uno dei banchi di prova della sua visione di Chiesa "in uscita". Francesco stesso, argentino e formatosi nel contesto della teologia del popolo — cugina della teologia della liberazione, ma con differenze non trascurabili — ha sempre mantenuto un rapporto ambivalente con l'eredità di quel movimento: ne ha accolto la sensibilità sociale, ne ha preso le distanze sul piano ideologico.

Un continente che non ha ancora fatto i conti

La vicenda di Camilo Torres Restrepo, come spesso accade con le figure che attraversano il confine tra fede e politica, tra altare e trincea, non si lascia chiudere in una formula. È la storia di un uomo che vide l'ingiustizia e non seppe — o non volle — attendere i tempi della storia. È la storia di un continente, l'America Latina, che nel Novecento fu campo di battaglia tra superpotenze, e dove la Chiesa si trovò a scegliere tra il ruolo di custode dell'ordine e quello di detonatrice del cambiamento.

I resti di Torres sono stati ritrovati. Ma il travaglio che la sua figura rappresenta — il rapporto tra Vangelo e giustizia sociale, tra profezia e violenza, tra fede autentica e strumentalizzazione ideologica — quello no, non è stato ancora ricomposto. Né in Colombia, né nel resto del continente, né nella Chiesa.

La sociologia latinoamericana che Torres contribuì a fondare ha prodotto nel frattempo generazioni di studiosi. La facoltà di Bogotá esiste ancora. Forse è lì, più che nelle giungle del Santander, che andrebbe cercata la sua eredità migliore. Quella di un intellettuale che voleva capire prima di agire — e che poi, tragicamente, smise di capire e cominciò a sparare.

Domande frequenti

Chi era Camilo Torres Restrepo?

Camilo Torres Restrepo (1929-1966) fu un sacerdote cattolico e sociologo colombiano, fondatore della prima facoltà di sociologia dell'America Latina. Abbandonò il ministero sacerdotale per unirsi alla guerriglia dell'ELN e fu ucciso nel suo primo combattimento, diventando una delle figure simbolo della teologia della liberazione.

Perché il ritrovamento dei resti di Camilo Torres è significativo?

I resti di Torres erano scomparsi dal 1966, quando le forze armate colombiane lo seppellirono in un luogo segreto. Il ritrovamento, avvenuto nel 2026, ha una forte valenza simbolica per la Colombia, ancora impegnata nel processo di pace e di riconciliazione nazionale dopo decenni di conflitto armato interno.

Che cos'è la teologia della liberazione?

La teologia della liberazione è un movimento teologico nato in America Latina alla fine degli anni Sessanta, che proponeva di leggere il Vangelo alla luce della condizione dei poveri e degli oppressi, utilizzando anche categorie di analisi marxista. Fu parzialmente censurata dal Vaticano negli anni Ottanta sotto il pontificato di Giovanni Paolo II.

Qual è il ruolo del cardinale Rueda nella vicenda?

Il cardinale Luis José Rueda, arcivescovo di Bogotá, ha presieduto la celebrazione religiosa in occasione del ritrovamento dei resti, pregando per la pace in Colombia. Il suo intervento è stato interpretato come un gesto di equilibrio pastorale, senza entrare nel merito della scelta di lotta armata compiuta da Torres.

Leonardo Boff fa ancora parte della Chiesa cattolica?

Leonardo Boff, teologo brasiliano e una delle voci più note della teologia della liberazione, lasciò il sacerdozio e l'ordine francescano nel 1992, dopo essere stato sottoposto a un anno di silenzio dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Da allora si è dedicato prevalentemente a tematiche ecologiste e di giustizia sociale al di fuori del contesto ecclesiale.

Pubblicato il: 1 marzo 2026 alle ore 19:00

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

Articoli Correlati