- Il maxi-taglio di Block: i numeri
- La motivazione: l'AI al posto delle persone
- Wall Street festeggia, i lavoratori no
- Il pacchetto di uscita per i licenziati
- Un precedente che pesa: l'ondata di licenziamenti tech nel 2026
- Le ricadute sul mercato del lavoro globale
- Domande frequenti
Il maxi-taglio di Block: i numeri
Quattromila persone. Non una ristrutturazione marginale, non un aggiustamento fisiologico. Jack Dorsey ha deciso di ridurre del 40% l'organico di Block, la società fintech che controlla Square, Cash App e Tidal, portandolo da circa 10.000 a 6.000 dipendenti. L'annuncio, arrivato nella giornata del 27 febbraio, ha avuto l'effetto di una scossa a Wall Street — ma non nella direzione che ci si aspetterebbe quando un'azienda perde quasi la metà della sua forza lavoro.
Il titolo di Block è schizzato in alto del 20%. Gli investitori, evidentemente, hanno letto la notizia come un segnale di efficienza, non di crisi. Ed è proprio qui che si annida il nodo più scomodo di tutta la vicenda.
La motivazione: l'AI al posto delle persone
Dorsey non ha girato troppo intorno alla questione. La motivazione ufficiale dei licenziamenti è l'adozione massiccia dell'intelligenza artificiale per migliorare l'efficienza operativa dell'azienda. Tradotto: ciò che facevano migliaia di dipendenti in carne e ossa può ora essere fatto — meglio, più velocemente, a costo inferiore — da sistemi automatizzati.
Non si tratta più di scenari ipotetici o di previsioni accademiche. Quello che economisti e sociologi del lavoro hanno temuto per anni sta prendendo forma concreta nelle decisioni dei vertici aziendali della Silicon Valley. L'impatto dell'AI sull'occupazione non è un capitolo di un libro sul futuro: è la cronaca del presente.
Il fondatore di Twitter — che nel 2023 aveva già operato tagli significativi in Block — sembra aver abbracciato una filosofia radicale: strutture snelle, automazione spinta, margini più alti. Una visione che piace ai mercati ma che lascia sul terreno migliaia di posti di lavoro.
Wall Street festeggia, i lavoratori no
C'è qualcosa di stridente — e va detto senza troppi giri di parole — nel vedere un titolo azionario guadagnare il 20% nello stesso giorno in cui 4.000 persone scoprono di non avere più un impiego. Eppure la logica finanziaria ha le sue regole, spesso brutali: meno costi fissi significano margini più ampi, e margini più ampi significano utili attesi in crescita.
Per Block, i risparmi derivanti dal taglio del personale si tradurranno in centinaia di milioni di dollari l'anno. Soldi che, stando alle dichiarazioni dell'azienda, verranno reinvestiti proprio nello sviluppo di strumenti basati sull'intelligenza artificiale. Un circolo che si autoalimenta: l'AI sostituisce lavoratori, i risparmi finanziano altra AI, che a sua volta sostituirà altri lavoratori.
Il pacchetto di uscita per i licenziati
Va riconosciuto che Block non ha lasciato i dipendenti in uscita completamente a mani vuote. Il pacchetto prevede 20 settimane di stipendio e la copertura dell'assistenza sanitaria per sei mesi — una misura tutt'altro che scontata nel contesto statunitense, dove l'assicurazione medica è quasi sempre legata al rapporto di lavoro.
Si tratta di condizioni migliori rispetto a quelle offerte da altre big tech nei cicli di licenziamento degli ultimi anni, ma resta il fatto che per 4.000 professionisti il problema non è il severance package: è trovare un nuovo impiego in un mercato dove sempre più aziende stanno percorrendo la stessa strada di Dorsey.
Un precedente che pesa: l'ondata di licenziamenti tech nel 2026
Block non è un caso isolato. Il 2026 si sta configurando come l'anno in cui i licenziamenti legati all'intelligenza artificiale hanno smesso di essere un'eccezione per diventare tendenza strutturale nel settore tecnologico. Dopo i grandi tagli del 2022-2023 — motivati allora dal ridimensionamento post-pandemia — questa nuova ondata ha una matrice diversa e, per certi versi, più preoccupante.
Allora si tagliava perché si era assunto troppo. Ora si taglia perché la tecnologia rende superfluo il lavoro umano. La differenza è sostanziale: nel primo caso i posti possono tornare, nel secondo è molto meno probabile.
Le aziende tecnologiche più importanti del pianeta — da Meta a Google, da Amazon a Microsoft — hanno tutte, negli ultimi mesi, rimodulato i propri organici facendo esplicito riferimento all'automazione e all'AI come fattori determinanti. Il caso Block è semplicemente il più eclatante per dimensioni relative: perdere il 40% della forza lavoro in un colpo solo non ha molti precedenti.
Le ricadute sul mercato del lavoro globale
Quello che accade nella Silicon Valley non resta nella Silicon Valley. Le scelte delle grandi tech americane definiscono modelli organizzativi che vengono poi replicati ovunque, Europa compresa. E l'Italia non fa eccezione.
Il dibattito sull'automazione dei posti di lavoro e sul rapporto tra AI e occupazione è già al centro dell'agenda politica europea. La Commissione UE sta lavorando a linee guida sulla transizione digitale del mercato del lavoro, mentre in Italia il confronto tra governo e parti sociali sul tema resta aperto, ma ancora lontano da interventi normativi concreti.
Il punto, come dimostra il caso Block, è che la velocità con cui le aziende adottano l'AI supera di gran lunga quella con cui legislatori e istituzioni riescono a costruire reti di protezione adeguate. Il rischio è che milioni di lavoratori — non solo nel tech, ma in ogni settore dove le mansioni sono almeno parzialmente automatizzabili — si trovino esposti senza paracadute.
Per chi opera nel mondo dell'istruzione e della formazione, il messaggio è altrettanto chiaro: il futuro del lavoro richiede competenze che oggi i sistemi educativi faticano ancora a fornire in modo strutturato. La riqualificazione professionale non può più essere un'opzione accessoria; deve diventare il cuore delle politiche formative, a partire dalle università e dagli ITS.
La vicenda di Block, insomma, non riguarda solo 4.000 dipendenti americani. Riguarda tutti noi. E il tempo per prepararsi, ammesso che ci fosse, si sta esaurendo in fretta.
Domande frequenti
Quanti dipendenti ha licenziato Block?
Jack Dorsey ha annunciato il licenziamento di oltre 4.000 dipendenti, riducendo l'organico complessivo di Block da circa 10.000 a 6.000 unità. Si tratta di un taglio pari al 40% della forza lavoro aziendale.
Perché Block ha licenziato così tanti dipendenti?
La motivazione ufficiale è l'adozione su larga scala dell'intelligenza artificiale per migliorare l'efficienza operativa. L'azienda ritiene che molte attività precedentemente svolte da personale umano possano essere automatizzate grazie all'AI.
Cosa riceveranno i dipendenti licenziati da Block?
Il pacchetto di uscita prevede 20 settimane di stipendio e la copertura dell'assistenza sanitaria per 6 mesi, condizioni considerate superiori alla media del settore tech statunitense.
Perché il titolo di Block è salito dopo i licenziamenti?
Gli investitori hanno interpretato i tagli come un segnale di maggiore efficienza e riduzione dei costi operativi. Il titolo di Block ha registrato un rialzo di circa il 20% nella seduta successiva all'annuncio, riflettendo l'aspettativa di margini di profitto più elevati.
I licenziamenti legati all'AI riguardano solo gli Stati Uniti?
No. Sebbene i casi più eclatanti si concentrino nel settore tech americano, la tendenza all'automazione dei posti di lavoro tramite intelligenza artificiale ha ricadute globali e coinvolge anche il mercato del lavoro europeo e italiano, sollevando interrogativi urgenti sulle politiche di formazione e riqualificazione professionale.