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Intelligenza artificiale nelle imprese italiane: l'Istat certifica il raddoppio, ma il nodo competenze frena la corsa
Lavoro

Intelligenza artificiale nelle imprese italiane: l'Istat certifica il raddoppio, ma il nodo competenze frena la corsa

Nel 2025 il 16,4% delle aziende con almeno 10 addetti usa tecnologie IA, il doppio rispetto all'anno precedente. Oltre la metà delle imprese denuncia la mancanza di personale qualificato come principale ostacolo

Il balzo in avanti: i numeri Istat sull'adozione dell'IA

I dati parlano di una svolta. Secondo l'ultima rilevazione Istat, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale. Un dato che, preso isolatamente, potrebbe sembrare modesto. Ma basta confrontarlo con il recente passato per capire la velocità del cambiamento: appena un anno prima, nel 2024, la percentuale si fermava all'8,2%. Nel 2023 era addirittura al 5,0%.

Siamo di fronte, in sostanza, a un raddoppio secco in dodici mesi. Una progressione che non ha precedenti nella recente storia della digitalizzazione del tessuto produttivo italiano e che racconta di un Paese dove l'IA sta smettendo di essere un argomento da convegni per diventare uno strumento operativo.

Grande impresa avanti, PMI ancora indietro

Stando a quanto emerge dai dati diffusi da Roma, la dimensione aziendale resta il fattore discriminante più rilevante. Tra le imprese più grandi, l'adozione di tecnologie IA raggiunge il 53,1% — più di una su due. Un dato che colloca le grandi aziende italiane in una fascia di utilizzo ormai consolidata, dove l'intelligenza artificiale è entrata nei processi produttivi, nel servizio clienti, nella logistica, nell'analisi predittiva.

Ben diverso il quadro per le piccole e medie imprese, che continuano a rappresentare la spina dorsale dell'economia italiana ma che faticano a tenere il passo della trasformazione digitale. Il divario dimensionale, del resto, non è una novità: si riproduce con regolarità in ogni indicatore di innovazione tecnologica. Stavolta, però, il rischio è che il distacco diventi strutturale, perché l'IA — a differenza di altre tecnologie — tende a generare vantaggi competitivi cumulativi. Chi la adotta prima, impara prima. E chi impara prima, corre più veloce.

Il muro delle competenze

Se la diffusione cresce, gli ostacoli non mancano. E il principale ha un nome preciso: la mancanza di competenze. Il 58,6% delle imprese la indica come il freno più significativo all'adozione dell'intelligenza artificiale. Quasi sei aziende su dieci, in pratica, vorrebbero fare di più ma non trovano — o non riescono a formare — il personale adeguato.

È un dato che chiama in causa direttamente il sistema formativo italiano, dalle università agli ITS Academy, dai percorsi di formazione continua fino alla capacità delle imprese stesse di investire in upskilling e reskilling. La questione resta aperta e non riguarda solo i profili altamente specializzati — data scientist, ingegneri del machine learning — ma anche figure intermedie capaci di integrare strumenti IA nei flussi di lavoro quotidiani. Competenze digitali e lavoro: cosa cercano le aziende nel 2025

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza aveva stanziato risorse importanti per la transizione digitale, ma la traduzione di quei fondi in competenze effettivamente spendibili sul mercato del lavoro è un processo lento, che sconta ritardi cronici nella filiera formativa.

Responsabilità legali: il secondo freno

Accanto al deficit di competenze, emerge un altro ostacolo significativo: il 47,3% delle imprese segnala difficoltà legate alle responsabilità legali connesse all'uso dell'IA. Chi risponde se un algoritmo sbaglia una valutazione creditizia? Chi è responsabile se un sistema automatizzato discrimina un candidato in fase di selezione?

Sono domande tutt'altro che teoriche, soprattutto alla luce dell'AI Act europeo — il regolamento sull'intelligenza artificiale approvato dall'Unione Europea — che introduce obblighi stringenti per i sistemi ad alto rischio. L'incertezza normativa, o meglio la complessità dell'adeguamento, pesa sulle decisioni di investimento. Molte aziende preferiscono attendere, osservare come si muovono i competitor, piuttosto che esporsi a rischi ancora difficili da quantificare.

Cosa significa per il mercato del lavoro

I numeri dell'Istat vanno letti anche — e forse soprattutto — nella prospettiva occupazionale. Un'impresa su sei che utilizza l'intelligenza artificiale significa milioni di lavoratori coinvolti, direttamente o indirettamente, nella trasformazione dei processi produttivi. Non necessariamente nella sostituzione: più spesso nell'affiancamento, nella ridefinizione delle mansioni, nella richiesta di competenze nuove.

Ma il dato sul 58,6% di imprese che denunciano carenza di competenze è un campanello d'allarme che il sistema Paese non può ignorare. Significa che la domanda di lavoro qualificato nell'ambito IA cresce più velocemente dell'offerta. Significa, anche, che chi oggi investe nella propria formazione in ambito digitale e IA si troverà in una posizione di vantaggio considerevole.

La sfida, come sottolineato da più parti, non è fermare l'adozione dell'intelligenza artificiale — processo ormai irreversibile — ma governarla. Formare le persone, aggiornare i quadri normativi, sostenere le PMI nella transizione. Altrimenti il rischio concreto è quello di un'Italia a due velocità: grandi aziende sempre più competitive e integrate nelle catene globali del valore, piccole imprese sempre più ai margini.

I prossimi dati Istat diranno se la curva di adozione continuerà a salire con questa pendenza. Per ora, il segnale è chiaro: l'intelligenza artificiale non è più il futuro delle imprese italiane. È il presente. Un presente che corre veloce, forse più veloce della capacità del sistema di stargli dietro.

Domande frequenti

Quante imprese italiane usano l'intelligenza artificiale nel 2025?

Secondo i dati Istat, il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale nel 2025. Il dato segna un raddoppio rispetto all'8,2% registrato nel 2024 e una crescita ancora più marcata rispetto al 5,0% del 2023.

Quali sono i principali ostacoli all'adozione dell'IA nelle aziende italiane?

I due ostacoli principali emersi dalla rilevazione Istat sono la mancanza di competenze adeguate, segnalata dal 58,6% delle imprese, e le difficoltà legate alle responsabilità legali, indicate dal 47,3% del campione.

Le grandi imprese usano l'IA più delle piccole?

Sì, il divario è netto. Tra le imprese di maggiori dimensioni, il tasso di adozione raggiunge il 53,1%, oltre tre volte la media complessiva del 16,4%. Le PMI restano significativamente più indietro nel percorso di trasformazione digitale.

L'intelligenza artificiale sostituirà posti di lavoro in Italia?

Il quadro è più sfumato di una semplice sostituzione. L'IA sta ridefinendo mansioni e competenze richieste, e la carenza di personale qualificato segnalata dalle imprese indica che la domanda di nuove figure professionali legate all'IA è in forte crescita. La sfida principale è garantire un'adeguata formazione e riqualificazione dei lavoratori.

Pubblicato il: 1 marzo 2026 alle ore 19:00

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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