- Certificati di malattia in aumento: il quadro generale
- Visite fiscali a quota 199.000: la stretta sui controlli
- Settore privato protagonista: quasi 8 certificati su 10
- Il fattore femminile: meno assenze, più resilienza
- Domande frequenti
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I numeri parlano chiaro, e raccontano un fenomeno che il mondo del lavoro italiano non può più permettersi di ignorare. I certificati di malattia INPS continuano a crescere — ma in parallelo, e con un ritmo che non ha precedenti recenti, crescono anche le verifiche ispettive disposte dall'Istituto. Un doppio binario che fotografa un sistema in tensione, dove la tutela della salute del lavoratore convive con l'esigenza di contrastare eventuali abusi.
Certificati di malattia in aumento: il quadro generale
Stando ai dati più aggiornati diffusi dall'INPS, le certificazioni mediche trasmesse telematicamente hanno registrato un incremento del 2,8%. Un dato che, preso isolatamente, potrebbe sembrare contenuto. Ma va letto in un contesto di crescita strutturale che si protrae ormai da diversi anni, alimentato da fattori eterogenei: dall'invecchiamento della forza lavoro all'aumento delle patologie croniche, passando per le conseguenze a lungo termine della pandemia sulla salute dei lavoratori.
Il sistema dei certificati di malattia, va ricordato, è interamente digitalizzato dal 2010. Il medico curante trasmette il certificato direttamente all'INPS per via telematica, e il datore di lavoro può consultarlo attraverso i canali istituzionali. Un meccanismo rodato, che però non ha eliminato le zone grigie.
Visite fiscali a quota 199.000: la stretta sui controlli
È forse il dato più significativo dell'intera rilevazione. Le visite fiscali disposte nel 2025 hanno raggiunto le 199.000 unità, un livello che segnala una precisa volontà dell'Istituto di rafforzare l'attività di accertamento. Non si tratta solo di numeri: dietro ogni visita c'è un medico inviato al domicilio del lavoratore assente, con il compito di verificare l'effettiva sussistenza dello stato di malattia.
Le fasce orarie di reperibilità — lo ricordiamo — restano un obbligo per il dipendente in malattia. Per i lavoratori del settore privato, le finestre sono dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Per i dipendenti pubblici, il vincolo è ancora più stringente: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. L'assenza ingiustificata durante questi orari può comportare sanzioni disciplinari e la perdita del trattamento economico.
L'aumento dei controlli non è casuale. L'INPS, anche attraverso il Polo unico per le visite fiscali istituito con il D.Lgs. 75/2017 (cosiddetta riforma Madia), ha progressivamente centralizzato e potenziato la gestione delle verifiche, puntando su una maggiore capillarità degli accertamenti e sull'incrocio dei dati per individuare le situazioni a rischio.
Settore privato protagonista: quasi 8 certificati su 10
Un altro elemento che emerge con forza dai dati riguarda la distribuzione dei certificati per comparto. Il 78,7% delle certificazioni di malattia proviene dal settore privato. Un dato che riflette, anzitutto, la composizione del mercato del lavoro italiano — dove il settore privato assorbe la quota maggioritaria degli occupati — ma che solleva anche interrogativi sulla qualità delle condizioni lavorative.
Lavoro usurante, contratti precari, ambienti meno tutelati rispetto al pubblico impiego: sono tutti fattori che incidono sulla frequenza delle assenze per malattia. Il dato, peraltro, acquista ulteriore rilevanza se messo in relazione con la crescita delle visite fiscali, che interessa in misura significativa proprio i lavoratori del comparto privato.
Il fattore femminile: meno assenze, più resilienza
Tra le evidenze più interessanti — e per certi versi meno prevedibili — spicca il contributo delle lavoratrici donne alla dinamica complessiva. Le donne hanno contribuito a ridurre la domanda di certificati di malattia di ben 6 punti percentuali. Un dato che merita attenzione.
Le interpretazioni possibili sono diverse. Da un lato, potrebbe pesare una maggiore attenzione alla prevenzione. Dall'altro, non si può escludere un effetto legato alla tipologia contrattuale: le lavoratrici con contratti più fragili — part-time involontario, somministrazione, collaborazioni — potrebbero essere meno inclini a ricorrere alla malattia per timore delle conseguenze sulla continuità occupazionale. Un fenomeno che, se confermato, rappresenterebbe un segnale tutt'altro che rassicurante.
Quel che è certo è che il dato femminile introduce una variabile di genere nell'analisi dell'assenteismo che la statistica ufficiale farebbe bene ad approfondire con indagini mirate.
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Il quadro complessivo restituisce un'immagine sfaccettata. Da una parte, un sistema sanitario e previdenziale sotto pressione per l'aumento delle certificazioni. Dall'altra, un apparato di controllo che prova a tenere il passo, con quasi 200.000 visite fiscali in un solo anno. La questione resta aperta: trovare il punto di equilibrio tra diritto alla salute del lavoratore e sostenibilità del sistema richiederà scelte politiche che, almeno per ora, tardano ad arrivare.
Domande frequenti
Quanto sono aumentati i certificati di malattia INPS?
Secondo i dati più recenti, i certificati di malattia trasmessi telematicamente all'INPS hanno registrato un incremento del 2,8%, confermando una tendenza alla crescita che si osserva da diversi anni.
Quante visite fiscali sono state effettuate nel 2025?
Nel 2025 le visite fiscali disposte dall'INPS hanno raggiunto quota 199.000, un numero in significativo aumento rispetto agli anni precedenti, a testimonianza di una strategia di controllo più incisiva da parte dell'Istituto.
Quali sono le fasce di reperibilità per la visita fiscale?
Per i lavoratori del settore privato le fasce sono 10-12 e 17-19. Per i dipendenti pubblici, invece, 9-13 e 15-18. L'assenza ingiustificata durante questi orari può comportare la perdita del trattamento economico e sanzioni disciplinari.
Perché il settore privato genera più certificati di malattia?
Il 78,7% dei certificati proviene dal settore privato, un dato legato sia alla maggiore consistenza numerica degli occupati in questo comparto, sia a condizioni lavorative mediamente più gravose e a una minore stabilità contrattuale rispetto al pubblico impiego.
In che modo le lavoratrici hanno influenzato i dati sulla malattia?
Le donne lavoratrici hanno contribuito a ridurre la domanda complessiva di certificati di malattia di 6 punti percentuali, un dato che potrebbe riflettere sia una maggiore attenzione alla prevenzione sia dinamiche legate alla precarietà contrattuale femminile.