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Fava (Inps): «Serve un Piano Marshall per l'intelligenza artificiale, è questione di competitività»
Lavoro

Fava (Inps): «Serve un Piano Marshall per l'intelligenza artificiale, è questione di competitività»

Il presidente dell'Inps rilancia: governare la trasformazione digitale è priorità strategica. L'app dell'Istituto supera i 5 milioni di download, con il 60% degli accessi da under 34

Un Piano Marshall per l'AI: la proposta di Fava

Non usa giri di parole, Gabriele Fava. Il presidente dell'Inps, intervenendo all'evento «Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità», ha lanciato un appello che ha il peso di una dichiarazione programmatica: l'Italia ha bisogno di un Piano Marshall per l'intelligenza artificiale. Un paragone impegnativo, che evoca la ricostruzione del dopoguerra, ma che secondo il numero uno dell'Istituto nazionale di previdenza sociale riflette l'urgenza del momento.

La tesi è netta. Senza un investimento strutturale e coordinato sull'AI, il Paese rischia di perdere terreno nella competizione globale. Non si tratta soltanto di adottare nuove tecnologie, ma di governarle — verbo che Fava ha scelto con cura — perché la posta in gioco riguarda la tenuta del sistema produttivo, del mercato del lavoro e, in ultima analisi, dello stesso modello sociale italiano.

Stando a quanto emerge dalle dichiarazioni del presidente, il richiamo al Piano Marshall non è retorica. È la richiesta di un intervento sistemico, che coinvolga istituzioni, imprese e mondo della formazione in uno sforzo paragonabile, per ambizione, a quello che nel secondo dopoguerra rimise in piedi le economie europee.

Quando la tecnologia ridisegna i diritti

C'è un passaggio, nel ragionamento di Fava, che merita attenzione particolare. L'intelligenza artificiale, ha sottolineato, non si limita a velocizzare processi o a tagliare costi. Trasforma nel profondo il modo in cui i diritti dei cittadini vengono trattati, gestiti, riconosciuti.

Per un ente come l'Inps — che amministra pensioni, ammortizzatori sociali, prestazioni di maternità, indennità di disoccupazione — questo significa ripensare l'intera catena che va dalla domanda del cittadino all'erogazione del servizio. Un algoritmo che pre-analizza una richiesta di Naspi, un sistema predittivo che segnala anomalie nelle contribuzioni, un chatbot che guida l'utente nella compilazione di una pratica: sono tutti esempi di come l'AI stia già entrando nel cuore dell'attività previdenziale.

Ma proprio qui si annida il rischio. Se la tecnologia non viene governata con criteri di trasparenza, equità e controllo umano, il pericolo è che l'automazione dei processi si traduca in una compressione dei diritti anziché in una loro migliore tutela. La questione resta aperta e attraversa l'intero dibattito europeo sull'AI Act, il regolamento comunitario che disciplina l'uso dell'intelligenza artificiale nei settori ad alto rischio — e la previdenza sociale rientra a pieno titolo in questa categoria.

L'app Inps e la scommessa sui giovani

I numeri, del resto, parlano già. L'Inps ha lanciato una nuova applicazione mobile che ha superato i 5 milioni di download. Un dato significativo per un ente pubblico spesso percepito come distante e burocratico. Ma il numero che colpisce di più è un altro: il 60% degli accessi proviene da utenti con meno di 34 anni.

È un dato che sovverte più di un luogo comune. L'Inps, nell'immaginario collettivo, è l'ente delle pensioni, il terminale di un rapporto con lo Stato che riguarda soprattutto chi è a fine carriera. Invece i giovani lo cercano — e lo trovano — sullo smartphone. Probabilmente per controllare la propria posizione contributiva, per gestire bonus e agevolazioni, per accedere a servizi che un tempo richiedevano code agli sportelli e moduli cartacei.

Questa trasformazione digitale dell'Inps racconta qualcosa di più ampio. Racconta che la pubblica amministrazione italiana, quando investe in tecnologia con criterio, riesce ad avvicinare fasce di popolazione tradizionalmente lontane dalle istituzioni. E racconta che i giovani, nativi digitali per definizione, si aspettano dallo Stato la stessa immediatezza che trovano nelle app di uso quotidiano.

La sfida della pubblica amministrazione digitale

Il quadro tracciato da Fava si inserisce in un contesto più ampio. Il PNRR ha destinato risorse consistenti alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, e l'intelligenza artificiale rappresenta il prossimo salto evolutivo. Non più soltanto sportelli digitali e identità elettronica, ma sistemi capaci di anticipare i bisogni del cittadino, personalizzare i servizi, ridurre i tempi di risposta.

L'Inps, con i suoi quasi 50 milioni di utenti e la complessità delle prestazioni erogate, è un banco di prova formidabile. Se il Piano Marshall per l'AI invocato da Fava dovesse concretizzarsi, l'Istituto potrebbe diventare il laboratorio dove sperimentare su larga scala l'applicazione dell'intelligenza artificiale ai servizi pubblici.

Resta da capire, naturalmente, con quali risorse, con quale governance e con quali garanzie per i lavoratori dell'ente e per i cittadini. Il richiamo di Fava ha il merito di porre la questione ai livelli più alti del dibattito pubblico. Ora la palla passa alla politica.

Domande frequenti

Cosa intende Fava per Piano Marshall dell'intelligenza artificiale?

Il presidente dell'Inps ha utilizzato questa espressione per indicare la necessità di un investimento strutturale e coordinato sull'AI in Italia, paragonabile per portata allo storico piano di ricostruzione postbellica. L'obiettivo è garantire la competitività del sistema Paese attraverso un uso governato e strategico delle nuove tecnologie.

Quanti download ha raggiunto la nuova app dell'Inps?

L'applicazione mobile dell'Inps ha superato i 5 milioni di download. Il dato più rilevante riguarda la composizione degli utenti: il 60% degli accessi proviene da giovani sotto i 34 anni, a conferma di una domanda di servizi digitali da parte delle generazioni più giovani.

In che modo l'intelligenza artificiale cambia il trattamento dei diritti secondo Fava?

Secondo il presidente dell'Inps, l'AI non è un semplice strumento di efficienza: trasforma il modo in cui i diritti dei cittadini vengono gestiti e riconosciuti. Questo rende indispensabile un approccio che coniughi innovazione tecnologica con trasparenza, equità e supervisione umana, in linea con quanto previsto dal quadro normativo europeo sull'intelligenza artificiale.

Pubblicato il: 1 marzo 2026 alle ore 19:00

Domande frequenti

Cosa intende Fava per Piano Marshall dell'intelligenza artificiale?

Il presidente dell'Inps ha utilizzato questa espressione per indicare la necessità di un investimento strutturale e coordinato sull'AI in Italia, paragonabile per portata allo storico piano di ricostruzione postbellica. L'obiettivo è garantire la competitività del sistema Paese attraverso un uso governato e strategico delle nuove tecnologie.

Quanti download ha raggiunto la nuova app dell'Inps?

L'applicazione mobile dell'Inps ha superato i 5 milioni di download. Il dato più rilevante riguarda la composizione degli utenti: il 60% degli accessi proviene da giovani sotto i 34 anni, a conferma di una domanda di servizi digitali da parte delle generazioni più giovani.

In che modo l'intelligenza artificiale cambia il trattamento dei diritti secondo Fava?

Secondo il presidente dell'Inps, l'AI non è un semplice strumento di efficienza: trasforma il modo in cui i diritti dei cittadini vengono gestiti e riconosciuti. Questo rende indispensabile un approccio che coniughi innovazione tecnologica con trasparenza, equità e supervisione umana, in linea con quanto previsto dal quadro normativo europeo sull'intelligenza artificiale.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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