Loading...
Tagliavanti (Camera di Commercio Roma): "Governare l'intelligenza artificiale è la vera sfida del lavoro"
Lavoro

Tagliavanti (Camera di Commercio Roma): "Governare l'intelligenza artificiale è la vera sfida del lavoro"

Il presidente della Camera di Commercio di Roma lancia l'allarme: il 36% della domanda di lavoro richiede già competenze digitali, ma solo il 10% cerca professionisti di alto livello. Il rischio è restare indietro.

L'appello di Tagliavanti: l'AI non si subisce, si governa

Non basta parlare di intelligenza artificiale. Bisogna imparare a governarla. È questo, in sintesi, il messaggio lanciato da Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, intervenuto a un evento nella Capitale dedicato all'impatto dell'AI sul mondo del lavoro. Un appuntamento che ha visto la partecipazione della ministra del Lavoro Marina Calderone, ringraziata dallo stesso Tagliavanti per aver promosso l'iniziativa.

Il tema non è nuovo, ma i toni si fanno sempre più urgenti. L'intelligenza artificiale sta ridisegnando i confini delle professioni, modificando le competenze richieste dalle imprese e, in ultima analisi, cambiando la natura stessa della domanda di lavoro in Italia. Chi non sarà in grado di adattarsi rischia di trovarsi ai margini. E chi governa — a livello istituzionale, imprenditoriale, formativo — ha la responsabilità di non farsi trovare impreparato.

I numeri parlano chiaro: un terzo delle offerte chiede competenze digitali

Stando ai dati citati durante l'evento, il 36% della domanda di lavoro oggi richiede qualifiche digitali. Si tratta di una percentuale che, tradotta in termini concreti, significa che oltre un'offerta su tre presuppone un livello minimo di familiarità con strumenti tecnologici avanzati: piattaforme digitali, software di gestione, ambienti cloud, e sempre più spesso competenze legate all'intelligenza artificiale.

Un dato che non sorprende chi segue l'evoluzione del mercato del lavoro italiano, ma che dovrebbe far riflettere chi si occupa di politiche formative. Perché il problema non è solo quantitativo — quanti posti richiedono queste competenze — ma qualitativo: le imprese faticano a trovare profili adeguati, e il mismatch tra domanda e offerta resta una delle criticità strutturali del sistema occupazionale del Paese.

Il nodo dei professionisti di alto livello

C'è poi un dato che merita un'attenzione particolare. Del totale della domanda di lavoro legata al digitale, solo il 10% riguarda professionisti di alto livello: figure con competenze avanzate in ambito AI, data science, cybersecurity, ingegneria del software.

È una quota che potrebbe sembrare contenuta, ma dice molto sulla struttura del tessuto produttivo italiano, ancora largamente composto da piccole e medie imprese che spesso non hanno le risorse — o la consapevolezza — per investire in figure altamente specializzate. Il rischio, come sottolineato da più osservatori, è che l'Italia formi professionisti digitali di base senza costruire quella fascia di eccellenza capace di guidare l'innovazione dall'interno delle organizzazioni.

Si tratta di un equilibrio delicato. Da un lato, serve alfabetizzazione digitale diffusa. Dall'altro, servono punte di diamante. Senza le seconde, le prime rischiano di restare un esercizio a metà.

Il ruolo delle istituzioni e della formazione

L'intervento di Tagliavanti si inserisce in un dibattito che attraversa trasversalmente il mondo della scuola, dell'università e delle politiche attive del lavoro. Governare l'intelligenza artificiale, nelle parole del presidente della Camera di Commercio di Roma, non significa soltanto regolamentarla — cosa che l'Unione Europea sta già facendo con l'AI Act — ma costruire un ecosistema in cui formazione, impresa e istituzioni dialoghino in modo efficace.

Le Camere di Commercio, in questo quadro, giocano un ruolo non secondario. Attraverso il sistema Excelsior — il monitoraggio permanente dei fabbisogni professionali delle imprese, realizzato insieme ad Anpal e Unioncamere — sono proprio questi enti a fornire i dati più aggiornati sulla domanda di lavoro digitale e sulle competenze richieste dal mercato.

La questione, però, resta aperta. Perché tra i numeri e la realtà quotidiana del mercato del lavoro c'è ancora un divario che nessun convegno, da solo, può colmare. Servono investimenti mirati nella formazione terziaria, percorsi ITS potenziati, programmi di reskilling per i lavoratori già occupati e, soprattutto, una visione di lungo periodo che non si esaurisca nell'emergenza del momento.

Roma, con il suo peso economico e istituzionale, potrebbe essere il laboratorio giusto per sperimentare queste politiche. A patto di passare dalle parole ai fatti.

Domande frequenti

Cosa si intende per "governare l'intelligenza artificiale" nel contesto del lavoro?

Con questa espressione, utilizzata dal presidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti, si intende la capacità di gestire in modo consapevole e strategico l'introduzione dell'AI nei processi produttivi e nelle dinamiche occupazionali. Non si tratta solo di regolamentazione normativa, ma di formazione, investimenti e coordinamento tra istituzioni, imprese e sistema educativo.

Quanta domanda di lavoro in Italia richiede competenze digitali?

Secondo i dati emersi durante l'evento romano, il 36% della domanda di lavoro richiede oggi qualifiche digitali di vario livello. Di questa quota, circa il 10% è rivolta a professionisti di alto livello con competenze avanzate in ambiti come intelligenza artificiale, data science e cybersecurity.

Quali sono le principali criticità del mercato del lavoro digitale in Italia?

Le criticità principali riguardano il mismatch tra domanda e offerta di competenze digitali, la difficoltà delle PMI nell'investire in figure altamente specializzate e la necessità di potenziare i percorsi formativi — sia universitari che professionalizzanti — per rispondere in modo adeguato alle esigenze del mercato.

Pubblicato il: 1 marzo 2026 alle ore 19:00

Domande frequenti

Cosa si intende per "governare l'intelligenza artificiale" nel contesto del lavoro?

Con questa espressione, utilizzata dal presidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti, si intende la capacità di gestire in modo consapevole e strategico l'introduzione dell'AI nei processi produttivi e nelle dinamiche occupazionali. Non si tratta solo di regolamentazione normativa, ma di formazione, investimenti e coordinamento tra istituzioni, imprese e sistema educativo.

Quanta domanda di lavoro in Italia richiede competenze digitali?

Secondo i dati emersi durante l'evento romano, il 36% della domanda di lavoro richiede oggi qualifiche digitali di vario livello. Di questa quota, circa il 10% è rivolta a professionisti di alto livello con competenze avanzate in ambiti come intelligenza artificiale, data science e cybersecurity.

Quali sono le principali criticità del mercato del lavoro digitale in Italia?

Le criticità principali riguardano il mismatch tra domanda e offerta di competenze digitali, la difficoltà delle PMI nell'investire in figure altamente specializzate e la necessità di potenziare i percorsi formativi — sia universitari che professionalizzanti — per rispondere in modo adeguato alle esigenze del mercato.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

Articoli Correlati