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Tributaristi contro i vertici dei commercialisti: "Interpretano le sentenze a proprio favore"
Lavoro

Tributaristi contro i vertici dei commercialisti: "Interpretano le sentenze a proprio favore"

L'Istituto nazionale tributaristi interviene dopo la consultazione della Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze professionali. Alemanno chiede nuovi strumenti di attestazione per le professioni non regolamentate

Lo scontro sull'interpretazione delle sentenze

Non usa giri di parole Riccardo Alemanno, presidente dell'Istituto nazionale tributaristi (Int). In una nota diffusa il 27 febbraio 2026, l'accusa rivolta ai vertici dei commercialisti è diretta: le sentenze relative alle competenze professionali in ambito tributario verrebbero interpretate non in modo oggettivo, ma piegate a favore della propria posizione.

Una critica che rialimenta un conflitto mai davvero sopito tra categorie professionali che da anni si contendono perimetri di attività e riconoscimento istituzionale. Stando a quanto emerge dalla nota dell'Int, i commercialisti interpretazione sentenze sarebbero strumentali, costruite per consolidare una narrativa che penalizza le professioni non ordinistiche.

La questione, va detto, non è nuova. Ma si inserisce oggi in un contesto europeo che potrebbe cambiare le carte in tavola.

La consultazione della Commissione europea

A dare nuova linfa al dibattito è la consultazione pubblica della Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze professionali, chiusasi proprio il 27 febbraio 2026. L'Int ha partecipato attivamente ai lavori, portando le proprie istanze a Bruxelles.

L'iniziativa comunitaria punta a definire criteri più omogenei per il riconoscimento delle competenze professionali tra gli Stati membri. Un tema che, per un Paese come l'Italia — dove il sistema delle professioni è frammentato tra albi, ordini, associazioni e registri — assume una rilevanza particolare.

Alemanno ha colto l'occasione per ribadire un punto che l'Int sostiene da tempo: nell'Unione europea convivono modelli profondamente diversi di regolamentazione professionale. Ci sono professioni rigidamente regolamentate, con accesso vincolato a esami di Stato e iscrizione obbligatoria ad albi, e professioni che operano in un quadro normativo più flessibile, basato sulla legge 4/2013 che in Italia disciplina le attività professionali non organizzate in ordini o collegi.

Professioni regolamentate e non: il nodo irrisolto

È proprio su questo dualismo che si gioca la partita. In Italia i tributaristi rientrano tra le professioni non regolamentate, pur operando in un settore — quello fiscale e tributario — dove le competenze richieste sono elevate e certificate attraverso percorsi formativi specifici. Dall'altra parte ci sono i commercialisti, iscritti all'albo professionale e tutelati da un ordine con peso politico e istituzionale consolidato.

Alemanno non contesta il sistema degli ordini in quanto tale. Il suo intervento mira piuttosto a denunciare quello che definisce un atteggiamento di chiusura: i vertici dell'Ordine dei commercialisti, secondo il presidente dell'Int, utilizzerebbero pronunciamenti giurisprudenziali in modo selettivo, estrapolandone passaggi favorevoli alla tesi dell'esclusiva professionale, trascurando il quadro complessivo.

Una dinamica che, se confermata, rischierebbe di distorcere il dibattito pubblico su chi può fare cosa nel delicato ambito dell'assistenza fiscale ai cittadini e alle imprese.

La richiesta di nuovi strumenti di attestazione

Ma la nota dell'Int non si limita alla polemica. Contiene anche una proposta concreta, rivolta tanto alle istituzioni italiane quanto a quelle europee: servono nuovi strumenti per attestare le competenze professionali di chi opera al di fuori del sistema ordinistico.

L'idea è che la consultazione Commissione europea professioni possa aprire la strada a un framework europeo capace di valorizzare l'esperienza e la formazione continua anche per i professionisti non iscritti ad albi tradizionali. Un sistema di certificazione che superi la logica binaria regolamentato/non regolamentato e guardi alle competenze effettive.

Si tratta di una posizione coerente con le direttive europee sulla libera circolazione dei servizi professionali, che da anni spingono gli Stati membri a ridurre le barriere ingiustificate all'accesso alle professioni. La riforma professioni Italia 2026, del resto, è un cantiere ancora aperto: il legislatore italiano dovrà prima o poi confrontarsi con le indicazioni che arriveranno da Bruxelles.

Per ora, la risposta dei vertici dei commercialisti non si è fatta attendere nelle settimane precedenti, con posizioni che difendono la specificità del percorso abilitante e il ruolo di garanzia svolto dall'ordine professionale a tutela dei contribuenti. Due visioni che continuano a fronteggiarsi, mentre il quadro europeo evolve e chiede a tutti — ordini e associazioni — di ripensare i propri modelli.

La partita, insomma, resta aperta. E si giocherà sempre meno nei tribunali italiani, sempre più nelle stanze di Bruxelles.

Domande frequenti

Che cos'è l'Istituto nazionale tributaristi (Int)?

L'Istituto nazionale tributaristi è un'associazione professionale che rappresenta i tributaristi italiani, professionisti che operano nel settore fiscale e tributario al di fuori del sistema degli ordini professionali. Opera nel quadro della legge 4/2013, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi.

Qual è la differenza tra tributaristi e commercialisti?

I commercialisti sono professionisti iscritti all'Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, abilitati tramite esame di Stato. I tributaristi operano come professionisti non regolamentati ai sensi della legge 4/2013, con competenze specifiche in ambito fiscale e tributario ma senza obbligo di iscrizione a un ordine professionale.

Cosa prevede la consultazione della Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze?

La consultazione, chiusasi il 27 febbraio 2026, ha raccolto pareri e proposte dagli stakeholder europei sulla possibilità di creare strumenti comuni per il riconoscimento e la trasferibilità delle competenze professionali tra i diversi Stati membri dell'Unione europea, con l'obiettivo di favorire la libera circolazione dei professionisti.

Cosa chiede l'Int con la sua proposta?

L'Istituto nazionale tributaristi chiede l'introduzione di nuovi strumenti di attestazione delle competenze professionali che vadano oltre la semplice distinzione tra professioni regolamentate e non regolamentate, valorizzando la formazione continua e l'esperienza maturata sul campo.

Pubblicato il: 1 marzo 2026 alle ore 19:00

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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