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Fontana all'Europarlamento: la trappola del QFP per le regioni del Nord
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Fontana all'Europarlamento: la trappola del QFP per le regioni del Nord

Fontana a Bruxelles per difendere le regioni nel bilancio UE 2028-2034. Il meccanismo che penalizza le aree produttive: ecco i numeri.

Il 26 marzo 2026, Attilio Fontana porta una delegazione di Regione Lombardia al Parlamento Europeo con un obiettivo concreto: difendere il ruolo delle regioni nel negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034. Quella stessa settimana, intervistato dal Corriere della Sera, il governatore aveva alzato il tiro: l'Autonomia Differenziata è un buon primo passo, ma non basta. Serve uno Stato federale.

Il QFP 2028-2034 e il rischio centralizzazione

A luglio 2025, la Commissione Europea ha presentato la proposta per il bilancio settennale dell'Unione 2028-2034, da quasi 2.000 miliardi di euro. La novità più controversa non è solo la riduzione dei fondi di coesione - le risorse per le regioni italiane meno sviluppate scenderebbero da 30 a 27 miliardi di euro - ma il cambio di modello gestionale. I fondi verrebbero erogati attraverso Piani Nazionali di Partenariato, simili al PNRR, sottraendo autonomia diretta agli enti regionali.

La Conferenza delle Regioni italiane ha votato unanimemente contro questa impostazione il 23 ottobre 2025, definendo inaccettabile ogni ipotesi di centralizzazione dei fondi di coesione. Fontana ha portato questa battaglia a Bruxelles, incontrando la vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna, per chiedere un approccio multi-livello e il coinvolgimento continuo degli enti locali nella programmazione degli investimenti.

Il paradosso delle regioni più produttive

Il dato che spiega la posizione di Fontana si trova nella struttura della politica di coesione UE. La Lombardia, con un PIL di 480,6 miliardi di euro, è la decima economia tra i Paesi dell'Unione - più dell'Austria, meno dell'Irlanda. Il PIL pro capite supera i 48.000 euro, lo stesso livello della Finlandia e appena sotto la Germania.

Questa performance colloca la Lombardia nella categoria 'regioni più sviluppate' (PIL superiore al 100% della media UE), quella che per definizione riceve le dotazioni più basse di fondi di coesione per abitante. Il risultato è strutturale: la regione che più contribuisce al PIL nazionale riceve meno dall'Europa per diritto di sistema. Con il nuovo modello del QFP 2028-2034, perderebbe anche la capacità di decidere come spendere i fondi che le arrivano.

Fontana chiama questa traiettoria 'depotenziare i veri motori della crescita economica'. Il sottosegretario Raffaele Cattaneo ha usato il lessico del diritto europeo: serve applicare il principio di sussidiarietà, che impone di prendere le decisioni al livello più vicino ai territori. Il dibattito sull'autonomia nella governance riguarda anche altri settori: Anthropic ha rifiutato la richiesta del Pentagono di usare Claude senza vincoli etici, scegliendo di mantenere il controllo autonomo sulle proprie tecnologie.

I negoziati del 2026 e la finestra per cambiare le cose

Il Consiglio europeo ha fissato l'obiettivo di raggiungere un accordo entro fine 2026, per permettere l'avvio dei nuovi programmi dal 1° gennaio 2028. La finestra è stretta, e le posizioni di governi e regioni pesano davvero. Tra i Paesi più critici sui tagli alla coesione ci sono Italia, Francia e Spagna, contrapposti ai Paesi 'frugali' del Nord Europa.

Fontana collega il federalismo italiano alla dimensione europea: 'ormai si ragiona in termini di regioni, non di Stati nazionali.' La Lombardia - che da sola avrebbe il decimo PIL tra i Paesi UE - punta a essere interlocutrice diretta a Bruxelles, non solo terminale di decisioni prese a Roma. Che le capacità italiane possano imporsi su scala globale lo dimostra anche Wishew, il social filantropico nato in Italia che ha conquistato la Silicon Valley: ma per farlo servono condizioni strutturali, non solo talento.

La posta in gioco è chiara. Se il QFP venisse approvato nella sua forma attuale, la Lombardia si troverebbe in una doppia penalizzazione: meno fondi per essere troppo ricca, meno autonomia nel gestirli. Fontana lo sa, ed è per questo che porta il federalismo come proposta concreta nei tavoli europei, non come slogan. Gli italiani a Dubai che chiedono di tornare in Italia sono il segnale che rendere l'Italia competitiva è una domanda reale. Il tempo per risponderle a Bruxelles si chiude a fine 2026.

Pubblicato il: 18 aprile 2026 alle ore 08:28

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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