- Milano, capitale digitale d'Italia
- I numeri della ricerca ProdAction
- Un Gigawatt in più entro il 2030
- L'impatto ambientale e la questione energetica
- Cosa significa per la transizione digitale italiana
- Domande frequenti
Milano, capitale digitale d'Italia
Centosessanta campi da calcio. È la superficie che occuperanno — o già occupano — le server farm nell'area metropolitana milanese, stando a quanto emerge dalla ricerca ProdAction condotta dal Politecnico di Milano. Un dato che rende plastica una trasformazione silenziosa ma massiccia: sotto i capannoni della periferia nord e lungo le direttrici autostradali lombarde, Milano si sta consolidando come il cuore pulsante dell'infrastruttura digitale italiana.
Non è una novità che il capoluogo lombardo attragga investimenti tecnologici. Ma la portata dell'espansione prevista nei prossimi anni cambia la scala del fenomeno. E con essa, inevitabilmente, cambiano anche le domande: quanta energia servirà? Quale sarà il prezzo ambientale? Chi governerà questa crescita?
I numeri della ricerca ProdAction
Lo studio del Politecnico consegna una fotografia nitida. La Città Metropolitana di Milano ospita attualmente 33 datacenter attivi, una concentrazione che rappresenta il 67% di tutte le strutture presenti in Lombardia. Ma è il dato sulla potenza nominale a colpire davvero: circa 414 MW, pari al 68% della capacità complessiva installata su scala nazionale.
Detto altrimenti, più di due terzi della potenza dei datacenter italiani è concentrata in un'unica area metropolitana. Una polarizzazione estrema, che riflette scelte infrastrutturali consolidate nel tempo:
- la presenza del MIX (Milan Internet Exchange), uno dei principali nodi di interscambio Internet del Mediterraneo
- la vicinanza a reti in fibra ottica ad alta capacità
- un ecosistema di competenze tecniche e servizi di supporto già rodato
- la connessione diretta con i mercati finanziari e le sedi operative delle grandi imprese
Milano non è diventata hub dei datacenter in Italia per caso. È il risultato di vent'anni di stratificazione, in cui ogni nuovo operatore ha scelto di insediarsi dove già esisteva massa critica.
Un Gigawatt in più entro il 2030
Il capitolo più rilevante della ricerca ProdAction riguarda però il futuro prossimo. Tra nuovi progetti approvati, campus in costruzione e ampliamenti pianificati, la potenza datacenter al 2030 nell'area milanese potrebbe crescere di quasi 1 GW aggiuntivo. Per dare un ordine di grandezza: un Gigawatt equivale grosso modo alla produzione di una grande centrale a gas, o alla potenza necessaria per alimentare una città di oltre un milione di abitanti.
I protagonisti di questa espansione sono operatori internazionali — da Equinix a Data4, da Stack Infrastructure a Vantage — che hanno già avviato cantieri o acquisito terreni nella cintura milanese. I campus datacenter di nuova generazione si distinguono per dimensioni industriali: edifici modulari da decine di migliaia di metri quadri, progettati per ospitare i carichi di lavoro dell'intelligenza artificiale e del cloud computing.
L'accelerazione è trainata da una domanda che non accenna a rallentare. L'adozione massiva di servizi cloud da parte della pubblica amministrazione — nel quadro della strategia nazionale per la transizione digitale — e l'esplosione dei modelli di AI generativa stanno moltiplicando la richiesta di capacità computazionale.
L'impatto ambientale e la questione energetica
Un Gigawatt in più non si materializza senza conseguenze. La questione dell'impatto ambientale dei datacenter è al centro del dibattito europeo, e Milano non fa eccezione.
I datacenter di ultima generazione hanno migliorato sensibilmente la propria efficienza energetica — il parametro di riferimento, il PUE (Power Usage Effectiveness), è sceso in media sotto 1,3 nelle strutture più moderne. Eppure il consumo assoluto cresce, e con esso la pressione sulla rete elettrica regionale.
Alcuni nodi critici emergono con chiarezza:
- Approvvigionamento elettrico: la rete di trasmissione lombarda dovrà essere potenziata. Terna ha già inserito nel piano di sviluppo nuovi interventi infrastrutturali, ma i tempi di realizzazione restano lunghi.
- Consumo idrico: i sistemi di raffreddamento evaporativo, diffusi nei datacenter di grandi dimensioni, richiedono quantità significative di acqua. In un contesto di siccità ricorrente nella Pianura Padana, il tema è tutt'altro che marginale.
- Uso del suolo: la conversione di aree agricole o ex industriali in campus tecnologici modifica il tessuto territoriale. Diversi comuni della cintura milanese hanno già sollevato perplessità sui cambi di destinazione urbanistica.
La normativa europea, con il regolamento sull'efficienza energetica dei datacenter entrato in vigore nel 2024, impone obblighi di trasparenza sui consumi e incentiva l'uso di energie rinnovabili. Ma la governance locale — piani regolatori, permessi, accordi sui servizi ecosistemici — resta il vero terreno di confronto.
Cosa significa per la transizione digitale italiana
La concentrazione milanese è, allo stesso tempo, una risorsa e una fragilità. Avere il 68% della potenza nazionale in un solo territorio garantisce economie di scala, bassa latenza per le imprese del Nord e attrattività per gli investitori internazionali. Ma espone il sistema Paese a un rischio di dipendenza geografica che altri Stati europei — Francia e Germania in testa — stanno cercando di mitigare con politiche di distribuzione territoriale dei datacenter.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha stanziato risorse per il Polo Strategico Nazionale e per la migrazione al cloud della PA, senza però affrontare in modo strutturale il tema della localizzazione delle infrastrutture digitali. La questione resta aperta: l'Italia può permettersi che la quasi totalità della sua capacità di calcolo dipenda da un'unica area metropolitana?
La ricerca ProdAction del Politecnico di Milano ha il merito di porre il problema in termini quantitativi. Adesso tocca alla politica — nazionale e locale — decidere se governare questa crescita o limitarsi a registrarla.
Domande frequenti
Quanti datacenter ci sono attualmente a Milano?
Secondo la ricerca ProdAction del Politecnico di Milano, la Città Metropolitana milanese ospita 33 datacenter attivi, che rappresentano il 67% delle strutture presenti in Lombardia e concentrano il 68% della potenza nominale nazionale, pari a circa 414 MW.
Quanto crescerà la capacità dei datacenter milanesi entro il 2030?
Le previsioni indicano un incremento di quasi 1 GW di potenza aggiuntiva entro il 2030, grazie a nuovi campus in costruzione, ampliamenti di strutture esistenti e progetti già approvati da parte di operatori internazionali.
Perché Milano concentra così tanti datacenter rispetto al resto d'Italia?
La polarizzazione dipende da diversi fattori: la presenza del Milan Internet Exchange (MIX), la disponibilità di reti in fibra ottica ad alta capacità, la vicinanza ai mercati finanziari e alle sedi delle grandi imprese, e un ecosistema consolidato di competenze tecniche e servizi.
Quali sono le principali preoccupazioni ambientali legate a questa espansione?
Le criticità più rilevanti riguardano l'aumento del consumo elettrico e il conseguente potenziamento della rete di trasmissione, il fabbisogno idrico dei sistemi di raffreddamento — particolarmente delicato in un'area soggetta a periodi di siccità — e la trasformazione urbanistica dei territori interessati dai nuovi campus.