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Piano triennale della ricerca, Bernini firma il decreto: 1,2 miliardi e bandi programmati per il 2026-2028
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Piano triennale della ricerca, Bernini firma il decreto: 1,2 miliardi e bandi programmati per il 2026-2028

Il nuovo modello di finanziamento introduce un calendario certo per i bandi, risorse stabili per i PRIN e un Fondo dedicato presso il MUR. Ecco cosa cambia per università e ricercatori

Il decreto e le cifre del Piano triennale

La firma è arrivata. Il Ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha sottoscritto il decreto che dà il via al Piano triennale della ricerca 2026-2028, un provvedimento che punta a riorganizzare dalle fondamenta il sistema di finanziamento della ricerca pubblica italiana. L'investimento previsto è di almeno 1,2 miliardi di euro complessivi sul triennio, una cifra che rappresenta il pavimento — non il tetto — delle risorse destinate ai programmi di ricerca gestiti dal MUR.

Si tratta di un passaggio che il mondo accademico attendeva da tempo. Per anni, la comunità scientifica italiana ha lamentato l'assenza di una programmazione chiara, con bandi pubblicati a singhiozzo e tempistiche imprevedibili che rendevano quasi impossibile pianificare attività di ricerca di medio-lungo periodo. Il Piano firmato a Roma prova a invertire la rotta.

Un nuovo modello: bandi a calendario e risorse certe

La novità strutturale più significativa non sta tanto nelle cifre — pur rilevanti — quanto nel metodo. Il Piano introduce un modello di programmazione fondato su un calendario certo per la pubblicazione dei bandi. Tradotto: i ricercatori sapranno in anticipo quando aspettarsi le call, con scadenze definite e prevedibili.

È un cambio di paradigma rispetto alla prassi consolidata. Chi lavora negli atenei italiani conosce bene la frustrazione di bandi annunciati e poi slittati di mesi, di finestre temporali ridottissime per la presentazione dei progetti, di risorse la cui effettiva disponibilità restava incerta fino all'ultimo. Con il nuovo sistema, stando a quanto emerge dal decreto, la programmazione diventa lo strumento cardine: non più interventi estemporanei, ma una strategia organica scandita da tappe precise.

PRIN con dotazione annuale: la svolta attesa dal mondo accademico

Tra le misure di maggiore impatto c'è la stabilizzazione dei finanziamenti per i Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN), lo strumento competitivo più importante per la ricerca di base nelle università italiane. Il Piano prevede che le risorse per i PRIN diventino annuali, con una dotazione minima garantita di 150 milioni di euro per ciascun anno.

Fino ad oggi, i bandi PRIN hanno avuto una storia travagliata: edizioni saltate, fondi variabili, lunghi periodi di silenzio seguiti da emissioni concentrate. La cadenza annuale con una soglia minima di finanziamento rappresenta un elemento di stabilità senza precedenti recenti. Per i gruppi di ricerca, significa poter contare su un orizzonte più chiaro e costruire progettualità con maggiore respiro.

Va ricordato che i PRIN costituiscono spesso il primo canale di finanziamento competitivo per i ricercatori più giovani e per i progetti interdisciplinari. Garantirne la regolarità non è solo una questione amministrativa: è una scelta che incide direttamente sulla capacità del sistema di attrarre e trattenere talenti.

Il Fondo per la Programmazione della Ricerca

A sostenere l'architettura del Piano c'è un nuovo strumento finanziario: il Fondo per la Programmazione della Ricerca, istituito presso il Ministero dell'Università e della Ricerca. Si tratta del contenitore attraverso cui transiteranno le risorse destinate ai diversi bandi previsti dal Piano triennale.

L'istituzione di un fondo dedicato risponde a un'esigenza precisa: separare le risorse per la ricerca competitiva dai capitoli generali del bilancio ministeriale, conferendo loro maggiore visibilità e protezione. Un meccanismo che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe mettere al riparo i finanziamenti dalle oscillazioni tipiche delle manovre di bilancio annuali.

Resta da vedere — e sarà questo il banco di prova reale — se la dotazione del Fondo verrà effettivamente alimentata con continuità e se la soglia dei 1,2 miliardi triennali rappresenterà davvero un minimo superabile verso l'alto. La questione resta aperta e molto dipenderà dalle prossime leggi di bilancio.

Cosa significa per il sistema universitario italiano

Il Piano triennale arriva in un momento delicato per la ricerca italiana. Da un lato, il paese continua a investire in ricerca e sviluppo una quota del PIL inferiore alla media europea. Dall'altro, i fondi del PNRR destinati alla ricerca stanno entrando nella fase di piena attuazione, con tutte le complessità che questo comporta in termini di gestione e rendicontazione.

In questo quadro, il decreto firmato da Bernini si propone come un tassello di sistema: non un intervento emergenziale, ma un tentativo di dare alla ricerca pubblica italiana una cornice di programmazione stabile. Se le risorse saranno effettivamente erogate nei tempi previsti e se il calendario dei bandi verrà rispettato, il triennio 2026-2028 potrebbe segnare un punto di svolta nella governance della ricerca universitaria.

I prossimi mesi diranno se alle parole del decreto seguiranno fatti concreti. Per ora, il segnale è chiaro: la ricerca, almeno sulla carta, torna al centro dell'agenda politica.

Domande frequenti

Cos'è il Piano triennale della ricerca 2026-2028?

È il documento programmatico firmato dal Ministro Bernini che definisce le linee strategiche e le risorse per il finanziamento della ricerca pubblica italiana nel periodo 2026-2028. Prevede un investimento complessivo di almeno 1,2 miliardi di euro e introduce un modello basato su bandi programmati con calendario certo.

Quanto riceveranno i PRIN ogni anno?

Il Piano prevede una dotazione minima annuale di 150 milioni di euro per i Progetti di Rilevante Interesse Nazionale, con bandi a cadenza regolare anziché episodica.

Cos'è il Fondo per la Programmazione della Ricerca?

È un fondo istituito presso il MUR che raccoglie le risorse destinate ai bandi competitivi previsti dal Piano triennale. La sua creazione mira a garantire maggiore stabilità e trasparenza nell'allocazione dei finanziamenti.

Quando saranno pubblicati i primi bandi del Piano?

Il decreto prevede un calendario strutturato per la pubblicazione dei bandi nel triennio 2026-2028. Le tempistiche specifiche per ciascuna linea di finanziamento saranno definite nei provvedimenti attuativi successivi al decreto ministeriale.

Pubblicato il: 1 marzo 2026 alle ore 19:00

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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