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Indagine IEA-TIMSS 2023, il nodo matematica: davvero le ragazze italiane sono negate?
Scuola

Indagine IEA-TIMSS 2023, il nodo matematica: davvero le ragazze italiane sono negate?

I risultati presentati da Invalsi fotografano un Paese in cui i divari di competenze si allargano. Il gender gap in matematica resiste, ma la lettura dei dati merita più attenzione di uno slogan.

I risultati TIMSS 2023: la fotografia di Invalsi

Invalsi ha presentato i risultati italiani dell'indagine IEA-TIMSS 2023, lo studio internazionale che ogni quattro anni misura le competenze in matematica e scienze degli studenti di quarta primaria e terza media in oltre sessanta Paesi. Un appuntamento atteso, perché i dati TIMSS offrono uno dei pochi strumenti comparativi davvero robusti per capire dove si colloca il nostro sistema scolastico nel panorama globale.

Il verdetto, a voler sintetizzare, non è catastrofico ma neppure rassicurante. L'Italia si mantiene attorno alla media internazionale, senza sprofondare ma senza nemmeno compiere quel balzo in avanti che le riforme degli ultimi anni avrebbero dovuto — almeno nelle intenzioni — favorire. A preoccupare, più del posizionamento complessivo, è la dinamica interna: i divari nelle competenze aumentano, e lo fanno lungo linee ormai tristemente note. Territorio, condizione socioeconomica, genere.

Stando a quanto emerge dalla presentazione dei dati, il problema non è tanto che l'Italia vada male in assoluto. È che va bene per alcuni e malissimo per altri.

Divari territoriali: il solco che si allarga

Chi segue le rilevazioni nazionali Invalsi non si stupirà: il divario Nord-Sud nelle competenze matematiche e scientifiche resta una costante strutturale del sistema. Ma la novità — amara — dei dati TIMSS 2023 è che la forbice non si sta chiudendo. Al contrario, tende ad allargarsi.

Le regioni settentrionali confermano prestazioni superiori alla media OCSE; il Mezzogiorno resta indietro, con quote significative di studenti che non raggiungono nemmeno il livello base. Non si tratta di una questione di talento: è il riflesso di differenze nelle infrastrutture scolastiche, nella disponibilità di risorse, nella qualità dell'offerta formativa. E, non ultimo, di un contesto socioeconomico che in molte aree del Sud continua a pesare come un macigno sui percorsi di apprendimento.

La questione resta aperta e chiama in causa direttamente le politiche di coesione territoriale, a partire dai fondi del PNRR destinati all'istruzione e dalla riforma degli istituti tecnici e professionali che il Ministero dell'Istruzione e del Merito sta portando avanti.

Ragazze e matematica: cosa dicono davvero i numeri

Ed eccoci al tormentone. Ogni volta che escono dati sulle competenze matematiche, il titolo è quasi scritto in anticipo: *le ragazze vanno peggio dei ragazzi in matematica*. I risultati TIMSS 2023 confermano l'esistenza di un divario di genere in matematica anche nelle scuole italiane, con le studentesse che in media ottengono punteggi inferiori rispetto ai coetanei maschi. Ma fermarsi qui significa raccontare mezza storia.

Intanto, il gap non è uniforme. Alla scuola primaria la differenza è contenuta — in alcuni Paesi addirittura inesistente o rovesciata. È alle medie che il divario si consolida, e in Italia lo fa in modo più marcato rispetto ad altre nazioni europee. Un segnale che dovrebbe far riflettere non sulle presunte inclinazioni naturali, ma su ciò che accade dentro il sistema scolastico tra i 10 e i 14 anni.

C'è poi un dato che raramente finisce nei titoli: la varianza interna ai gruppi è molto più ampia della differenza tra le medie di genere. Tradotto: ci sono moltissime ragazze che superano nettamente moltissimi ragazzi. La distribuzione si sovrappone in larga parte. Parlare di studentesse "negate" per la matematica è, sul piano statistico, una forzatura grossolana.

E allora perché il gap esiste? La letteratura internazionale punta il dito su un intreccio di fattori: stereotipi culturali interiorizzati fin dall'infanzia, aspettative differenziate da parte di famiglie e insegnanti, minore autoefficacia percepita dalle ragazze in ambito STEM. Non genetica. Non destino. Meccanismi sociali che una scuola consapevole può — e dovrebbe — contrastare.

Il confronto internazionale

Un elemento interessante emerge dal raffronto con altri Paesi partecipanti al TIMSS. In alcune nazioni del Sud-Est asiatico e del Nord Europa il gender gap in matematica è minimo o assente. Questo smonta l'idea che si tratti di una differenza biologica immutabile: se fosse così, la si ritroverebbe ovunque con la stessa intensità. Il fatto che vari da Paese a Paese — e da regione a regione — conferma che il contesto culturale e didattico gioca un ruolo determinante.

L'Italia, da questo punto di vista, ha ancora strada da fare. Le iniziative per promuovere la partecipazione femminile nelle discipline STEM si moltiplicano, ma spesso restano episodiche, legate a singoli progetti piuttosto che a un cambiamento sistemico nell'approccio didattico.

Le scienze: un quadro meno scontato

Se in matematica il divario di genere è un dato consolidato — per quanto spesso mal interpretato — nelle competenze scientifiche la situazione è più sfumata. I risultati TIMSS 2023 mostrano che in scienze la differenza tra ragazze e ragazzi italiani si riduce sensibilmente, e in alcuni ambiti disciplinari le studentesse ottengono risultati in linea o superiori.

Questo dato è particolarmente significativo perché suggerisce che il problema non risiede in una generica difficoltà femminile con il pensiero logico-scientifico, ma in dinamiche specifiche legate all'insegnamento e alla percezione della matematica come disciplina. Un tema su cui la ricerca educativa italiana — dall'Invalsi ai dipartimenti universitari di didattica della matematica — lavora da anni, con risultati che però faticano a tradursi in pratiche diffuse nelle scuole.

Oltre il dato grezzo: contesto, stereotipi e politiche scolastiche

I numeri dell'indagine TIMSS fotografano una realtà. Ma come ogni fotografia, rischiano di congelare un'immagine senza restituirne la complessità. I divari di competenze che attraversano la scuola italiana — territoriali, sociali, di genere — non sono fatalità. Sono il prodotto di scelte, risorse, culture.

Sul fronte del gender gap nell'istruzione, qualcosa si muove. Il Piano Nazionale Scuola Digitale, le linee guida per l'orientamento scolastico riformate nel 2023, i progetti finanziati dal PNRR per le competenze STEM nelle scuole del primo ciclo: sono tasselli di un mosaico ancora incompleto. Quel che manca, come sottolineato da più parti nel mondo della ricerca educativa, è una formazione sistematica dei docenti sui bias di genere nell'insegnamento della matematica e delle scienze.

Non basta dire alle ragazze che "possono farcela". Bisogna smontare i meccanismi — spesso inconsapevoli — che le portano a credere il contrario. E i dati TIMSS 2023, letti con la dovuta attenzione, dicono proprio questo: il problema non sono le ragazze. Il problema è il contesto in cui imparano.

Domande frequenti

Cos'è l'indagine IEA-TIMSS?

Il TIMSS (Trends in International Mathematics and Science Study) è un'indagine internazionale condotta dalla IEA (International Association for the Evaluation of Educational Achievement) che misura le competenze in matematica e scienze degli studenti di quarta primaria e terza secondaria di primo grado. Viene somministrata ogni quattro anni e coinvolge oltre 60 Paesi. In Italia la gestione è affidata all'Invalsi.

I risultati TIMSS 2023 sono confrontabili con quelli delle prove Invalsi nazionali?

Sono strumenti diversi per finalità e metodologia, ma convergono su molte tendenze: i divari territoriali, il peso del background socioeconomico, il gender gap in matematica. TIMSS offre in più il confronto internazionale, che le prove Invalsi nazionali non prevedono.

Le ragazze italiane vanno davvero peggio in matematica?

In media sì, ma la differenza va contestualizzata. Il divario è contenuto alla primaria e si amplia alle medie. La variabilità all'interno di ciascun gruppo è molto superiore alla differenza tra le medie. In scienze, il gap è significativamente ridotto o assente. La ricerca attribuisce il fenomeno a fattori culturali e didattici, non a differenze cognitive innate.

Cosa può fare la scuola per ridurre il divario di genere in matematica?

Formare i docenti sul riconoscimento dei bias di genere, proporre modelli femminili nelle discipline STEM, adottare metodologie didattiche inclusive e lavorare sull'autoefficacia percepita dalle studentesse sono tra le strategie raccomandate dalla ricerca educativa internazionale.

Pubblicato il: 1 marzo 2026 alle ore 19:00

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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