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Maturità 2026, ecco come cambia l'esame: dalla data della prima prova al peso del voto in condotta
Scuola

Maturità 2026, ecco come cambia l'esame: dalla data della prima prova al peso del voto in condotta

Prima prova il 18 giugno, condotta decisiva per credito e ammissione. I presidi appoggiano la riforma, gli studenti protestano: tutto quello che c'è da sapere sul nuovo esame di Stato

La Maturità 2026 non sarà un esame come gli altri. O almeno, non come quelli a cui si sono abituate le ultime generazioni di studenti. Le novità introdotte dalla riforma dell'esame di Stato ridisegnano alcuni pilastri della prova finale, a partire dal calendario e dal ruolo — ora centrale — del voto in condotta. Un cambio di passo che divide il mondo della scuola: da una parte i dirigenti scolastici che parlano di "segnale educativo necessario", dall'altra gli studenti che denunciano un approccio punitivo.

Vediamo, punto per punto, cosa cambia davvero.

La prima prova si sposta al 18 giugno

La data da cerchiare in rosso sul calendario è giovedì 18 giugno. Sarà quello il giorno della prima prova scritta, il tradizionale tema di italiano che apre l'esame di Stato. Un anticipo rispetto alle tempistiche degli ultimi anni, che in genere collocavano l'avvio delle prove nella terza settimana di giugno o addirittura oltre.

La scelta non è casuale. Stando a quanto emerge dagli ambienti ministeriali, l'obiettivo è duplice: garantire tempi più distesi per lo svolgimento dell'intero esame e consentire alle commissioni di completare i lavori prima della fine del mese. Un dettaglio logistico, certo, ma che avrà ricadute concrete sull'organizzazione scolastica degli ultimi giorni di lezione.

Per i circa 500mila studenti attesi alla prova, significa anche un periodo di preparazione leggermente compresso. Chi frequenta il quinto anno dovrà fare i conti con un calendario più serrato tra la fine delle lezioni e l'inizio degli scritti.

Voto in condotta: da comprimario a protagonista

È qui che si concentra il cuore della riforma. Il voto in condotta esce dal cono d'ombra in cui era rimasto per anni e diventa un fattore determinante nell'economia complessiva dell'esame.

Fino ad oggi il comportamento dello studente incideva in modo marginale sul punteggio finale. Con le nuove regole, la condotta diventa decisiva per l'attribuzione del massimo del credito scolastico. In altre parole: anche lo studente più brillante dal punto di vista strettamente didattico non potrà ottenere il punteggio pieno se il suo comportamento in classe non sarà ritenuto adeguato.

Un meccanismo che ribalta le priorità, o quantomeno le riequilibra. Il messaggio del legislatore è chiaro: il percorso scolastico non si misura solo in nozioni apprese, ma anche in rispetto delle regole, partecipazione e senso civico.

Sotto il sei in condotta non si viene ammessi

La novità più drastica riguarda la soglia di ammissione. Chi non raggiunge la sufficienza in condotta — dunque chi scende sotto il 6 — non sarà ammesso all'esame di Maturità. Punto. Nessuna deroga, nessun margine di discrezionalità per il consiglio di classe.

Si tratta di una misura che alza significativamente la posta in gioco. L'insufficienza in condotta, che in passato poteva rappresentare un campanello d'allarme senza conseguenze irreversibili, diventa ora un vero e proprio sbarramento. Un voto condotta insufficiente equivale, nei fatti, alla bocciatura — o quantomeno all'impossibilità di sostenere l'esame conclusivo del ciclo di studi.

Va detto che i casi di condotta sotto il sei restano statisticamente rari. Ma il principio introdotto dalla riforma ha un valore simbolico che va oltre i numeri: la scuola torna a rivendicare il diritto-dovere di valutare anche la dimensione comportamentale.

Come cambia il credito scolastico

Il credito scolastico, quel punteggio accumulato nell'ultimo triennio che pesa fino a 40 punti su 100 nel voto finale di Maturità, viene dunque ricalibrato alla luce del nuovo peso della condotta.

Non si tratta di una rivoluzione aritmetica, ma di un cambio di filosofia. Il credito massimo — la fascia alta della banda di oscillazione assegnata in base alla media dei voti — sarà raggiungibile solo da chi dimostra un comportamento esemplare. Chi ha una condotta appena sufficiente, pur con medie alte nelle singole discipline, potrebbe vedersi attribuire un credito inferiore rispetto alle aspettative.

Per gli studenti che puntano al 100 o al 100 e lode, questa modifica è tutt'altro che irrilevante. Ogni punto di credito in meno nel triennio è un punto che bisognerà recuperare agli scritti e al colloquio orale — impresa mai semplice.

Presidi favorevoli, studenti sul piede di guerra

Come prevedibile, la riforma spacca il fronte scolastico. L'Anp (Associazione nazionale presidi) ha espresso un sostegno convinto alle nuove regole. Per i dirigenti scolastici, restituire centralità alla condotta significa ridare autorevolezza all'istituzione scolastica in un momento in cui episodi di bullismo, atti vandalici e mancanza di rispetto verso i docenti sono all'ordine del giorno. "Un segnale necessario", come sottolineato da diversi esponenti dell'associazione.

Di segno opposto la posizione della Rete degli Studenti Medi, che contesta la riforma definendola un approccio repressivo piuttosto che educativo. Le critiche si concentrano su diversi punti: il rischio di un uso discrezionale e punitivo del voto in condotta, la mancanza di strumenti di mediazione e il fatto che il comportamento venga valutato con criteri spesso disomogenei da scuola a scuola.

La questione resta aperta. E non è escluso che nei prossimi mesi il dibattito si accenda ulteriormente, man mano che le famiglie prenderanno piena coscienza delle implicazioni pratiche delle nuove norme.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il Ministero dell'Istruzione e del Merito dovrebbe pubblicare, come da prassi, l'ordinanza ministeriale sulla Maturità 2026 entro i primi mesi del nuovo anno. Sarà quello il documento ufficiale che chiarirà ogni dettaglio operativo: dalla composizione delle commissioni alle griglie di valutazione, dalle modalità della seconda prova alle regole per il colloquio orale.

Nel frattempo, per gli studenti che stanno iniziando proprio in questi giorni il quinto anno, il consiglio è semplice: non sottovalutare la condotta. Mai come stavolta, il modo in cui si sta in classe conterà quanto — se non più — di quello che si studia a casa.

Domande frequenti

Quando si svolge la prima prova della Maturità 2026?

La prima prova scritta è fissata per giovedì 18 giugno 2026. Si tratta di un anticipo rispetto alle date degli ultimi anni.

Cosa succede se ho un voto in condotta insufficiente?

Chi ottiene un voto in condotta inferiore al 6 non viene ammesso all'esame di Maturità. L'insufficienza in condotta equivale di fatto a uno sbarramento.

Come incide il voto in condotta sul credito scolastico?

Il voto in condotta diventa determinante per ottenere il massimo del credito scolastico. Anche con medie alte nelle singole materie, un comportamento non adeguato può comportare l'attribuzione di un credito più basso.

I presidi sono favorevoli alla riforma della Maturità 2026?

Sì, l'Associazione nazionale presidi (Anp) ha espresso sostegno alla riforma, ritenendo che restituire peso alla condotta rafforzi il ruolo educativo della scuola.

Perché gli studenti contestano le novità?

La Rete degli Studenti Medi critica la riforma giudicandola punitiva anziché educativa. Tra i punti contestati: il rischio di discrezionalità nella valutazione della condotta e la disparità di criteri tra istituti diversi.

Pubblicato il: 1 marzo 2026 alle ore 19:00

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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