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Piano Scuola 4.0 quattro anni dopo: solo il 74,9% dei fondi PNRR speso
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Piano Scuola 4.0 quattro anni dopo: solo il 74,9% dei fondi PNRR speso

Piano Scuola 4.0 ufficialmente “in ritardo”: 74,9% dei 2,1 miliardi PNRR speso. Scadenza definitiva al 30 giugno 2026: dopo, i fondi vengono revocati.

Quattro anni dal lancio e la misura è ancora classificata come “in ritardo”. Secondo i dati aggiornati a ottobre 2025 su OpenPNRR, il Piano Scuola 4.0 ha speso 1,57 miliardi di euro su 2,1 stanziati dal PNRR — il 74,9% del totale. Il target europeo per la trasformazione delle classi in ambienti innovativi aveva scadenza nel quarto trimestre del 2025. Non è stato rispettato.

Il piano e i numeri reali

Il programma è stato avviato nel luglio 2022 con obiettivi precisi: trasformare 100.000 classi tradizionali in ambienti connessi (Next Generation Classrooms), creare laboratori per le professioni digitali negli istituti superiori (Next Generation Labs) e cablare internamente circa 40.000 edifici scolastici. Budget PNRR: 2,1 miliardi di euro. Scuole 4.0 — portale ufficiale PNRR Istruzione

I dati OpenPNRR aggiornati a ottobre 2025 indicano una spesa effettiva di 1,573 miliardi di euro, pari al 74,91% del totale. Circa 527 milioni di euro non risultano ancora rendicontati in progetti conclusi. La piattaforma ufficiale di monitoraggio del PNRR classifica l’intera misura come “in ritardo”.

La scadenza per la rendicontazione dei 17.299 progetti finanziati è slittata più volte: dalla fine del 2023 al 2025, poi a marzo 2026, infine al 30 giugno 2026. Questa data è ora definitiva e inderogabile: chi non chiude i conti entro quella data vede i fondi revocati, senza possibilità di recupero.

La distribuzione che non riduce il divario

I 2,1 miliardi sono stati distribuiti tra gli istituti italiani secondo un criterio demografico: più studenti iscritti, più fondi assegnati. Risultato: Lombardia ha ricevuto circa 260 milioni di euro, seguita da Campania (232 milioni) e Sicilia (189 milioni).

La logica proporzionale non corregge il divario digitale preesistente. Le scuole del Mezzogiorno partivano da una dotazione tecnologica inferiore rispetto al Nord e avrebbero necessitato di una quota superiore alla loro percentuale demografica per colmare il gap. Significa che una scuola già ben attrezzata ha ricevuto la stessa quota pro capite di una scuola meridionale che partiva senza nemmeno una connessione stabile. I fondi sono stati assegnati in base alle dimensioni degli istituti, non alle carenze strutturali del territorio.

Le difficoltà burocratiche delle procedure PNRR hanno penalizzato soprattutto gli istituti con meno personale di segreteria qualificato. Chi aveva già un ufficio amministrativo attrezzato ha gestito le scadenze; chi non ce l’aveva ha accumulato ritardi. Il rischio concreto è che parte consistente dei ritardi si concentri proprio nelle scuole meridionali, già svantaggiate sia sul piano tecnologico sia su quello amministrativo.

Cosa cambia per scuole e docenti entro il 30 giugno

Per i dirigenti scolastici il messaggio è operativo: il 30 giugno 2026 non è una data orientativa. La nota ministeriale è esplicita — chi non completa la rendicontazione entro quella data vede i fondi revocati, senza ulteriori proroghe. Chi deve ancora completare acquisti, installazioni e caricamento dati sulla piattaforma PNRR Project Management ha meno di 75 giorni.

Il dibattito tende a concentrarsi sull’efficacia pedagogica della transizione digitale — se le nuove aule producano apprendimento migliore, se i docenti siano stati formati adeguatamente per usare le nuove tecnologie. Le nuove indicazioni nazionali 2026 rimettono al centro la lettura come competenza fondamentale, segnalando che la priorità del sistema si sta spostando oltre il solo digitale.

Prima della pedagogia, però, viene l’attuazione. Anche il buono scuola nazionale 2026 attende ancora il decreto attuativo: i ritardi nell’attuazione delle misure scolastiche sono un pattern ricorrente nel sistema dell’istruzione italiano, non un’eccezione isolata.

Al 30 giugno 2026 mancano meno di 75 giorni. Il Piano Scuola 4.0 verrà giudicato non sulla carta delle 100.000 aule rinnovate, ma sul numero di rendicontazioni che chiuderanno effettivamente in porto: 17.299 progetti, un quarto dei quali ancora in sospeso.

Pubblicato il: 17 aprile 2026 alle ore 20:01

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it

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