- L'Inail scommette sull'intelligenza artificiale
- Side: l'esoscheletro che forma e protegge
- Smart-Shirt: quando la maglietta salva la vita
- Hannes, la mano bionica che restituisce naturalezza
- Edats: il machine learning al servizio delle protesi
- DPI Smart: da passivi ad attivi, la svolta dei dispositivi di protezione
- Un cambio di paradigma per la prevenzione
- Domande frequenti
L'Inail scommette sull'intelligenza artificiale
Non si tratta più di scenari futuribili. L'intelligenza artificiale applicata alla sicurezza sul lavoro è già qui, sotto forma di prototipi funzionanti, indossabili, testabili. A dimostrarlo è l'Inail, che a Roma, nell'ambito dell'evento "IA nel mondo del lavoro", ha presentato una serie di progetti che ridefiniscono il concetto stesso di prevenzione e protezione nei luoghi di lavoro.
Esoscheletri per la formazione in ambienti ostili, magliette intelligenti capaci di monitorare i parametri vitali dei lavoratori, protesi bioniche con movimenti sempre più naturali, dispositivi di protezione individuale trasformati da scudi passivi in sentinelle attive. Il filo conduttore è uno solo: mettere la tecnologia — e in particolare l'IA — al servizio di chi, ogni giorno, rischia la propria incolumità.
Stando a quanto emerge dai progetti illustrati, l'ente guidato dal direttore generale ha investito in modo significativo sulla ricerca applicata, coinvolgendo i propri laboratori e centri di eccellenza in una corsa all'innovazione che, nel panorama europeo, colloca l'Italia tra i paesi più avanzati in questo specifico settore.
Side: l'esoscheletro che forma e protegge
Tra i prototipi che hanno catturato maggiore attenzione c'è Side, un esoscheletro progettato per la formazione in spazi confinati e ambienti pericolosi. Non un semplice ausilio meccanico, ma un sistema integrato che consente ai lavoratori di addestrarsi in condizioni realistiche senza esporsi ai rischi effettivi.
Il dispositivo rappresenta una risposta concreta a un problema ben noto a chi si occupa di sicurezza: gli spazi confinati — vasche, silos, cisterne, cunicoli — restano tra i contesti più letali nel panorama degli infortuni sul lavoro italiani. Formare adeguatamente il personale che opera in questi ambienti è spesso complesso, proprio perché replicare le condizioni reali comporta di per sé pericoli significativi.
Side cambia l'approccio. Grazie a sensori e algoritmi di intelligenza artificiale, l'esoscheletro simula i vincoli fisici e ambientali tipici di questi spazi, offrendo un addestramento immersivo. Un passo avanti rispetto alla formazione tradizionale, che troppo spesso si limita a lezioni teoriche insufficienti a preparare davvero chi poi dovrà calarsi in un ambiente ostile.
Smart-Shirt: quando la maglietta salva la vita
Sembra un normale capo di abbigliamento tecnico. Non lo è. La Smart-Shirt sviluppata nei laboratori Inail è una maglia dotata di sensori integrati capace di monitorare in tempo reale i parametri fisiologici del lavoratore — frequenza cardiaca, temperatura corporea, livello di stress termico — e, dettaglio tutt'altro che secondario, di attivare un sistema di raffreddamento corporeo.
Il progetto si inserisce nel filone delle tecnologie wearable per la sicurezza sul lavoro, un ambito in forte espansione a livello internazionale. Ma qui l'obiettivo è molto specifico: contrastare gli effetti del calore estremo, una minaccia crescente per milioni di lavoratori esposti a temperature elevate, dai cantieri edili alle acciaierie, passando per l'agricoltura.
I dati raccolti dalla Smart-Shirt non restano confinati al singolo indumento. Vengono elaborati da algoritmi di IA che possono generare alert preventivi, segnalando condizioni di rischio prima che si trasformino in emergenze sanitarie. Un sistema che, se implementato su larga scala, potrebbe ridurre sensibilmente il numero di malori e colpi di calore sul lavoro — un fenomeno che le statistiche Inail registrano in costante aumento negli ultimi anni.
Hannes, la mano bionica che restituisce naturalezza
Non è una novità in senso assoluto, ma ogni aggiornamento ne conferma il valore. Hannes, la mano bionica sviluppata dal Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio in collaborazione con l'Istituto Italiano di Tecnologia, rappresenta oggi uno dei dispositivi protesici più avanzati al mondo.
Ciò che distingue Hannes dalla maggior parte delle protesi disponibili sul mercato è la capacità di offrire movimenti naturali e intuitivi. Non gesti meccanici e prevedibili, ma una fluidità che si avvicina — e in alcuni contesti raggiunge — quella di una mano biologica. Per i lavoratori che hanno subito un'amputazione a seguito di un infortunio, questo significa molto più di un ausilio funzionale: è il recupero di un'autonomia che sembrava perduta.
Il dispositivo è il frutto di anni di ricerca e perfezionamento, e la sua evoluzione continua grazie all'integrazione con le più recenti tecnologie di intelligenza artificiale, come dimostra il progetto Edats.
Edats: il machine learning al servizio delle protesi
Se Hannes è il corpo, Edats ne è il cervello in evoluzione. Questo progetto sfrutta il machine learning per rendere le protesi ancora più intuitive e reattive, adattandole in modo dinamico alle intenzioni dell'utente.
Il principio è tanto elegante quanto complesso: gli algoritmi di apprendimento automatico analizzano i segnali mioelettrici — gli impulsi generati dai muscoli residui — e li traducono in comandi sempre più precisi e personalizzati. Con l'uso, il sistema "impara" le abitudini motorie del singolo utente, anticipandone le intenzioni e riducendo il tempo di risposta.
È un approccio che supera i limiti delle protesi tradizionali, spesso percepite come corpi estranei proprio per la rigidità del loro funzionamento. Il machine learning, in questo caso, diventa uno strumento di umanizzazione della tecnologia. Un paradosso solo apparente.
DPI Smart: da passivi ad attivi, la svolta dei dispositivi di protezione
Caschi, guanti, scarpe antinfortunistiche, occhiali protettivi. I dispositivi di protezione individuale — i famosi DPI — sono da decenni l'ultima linea di difesa del lavoratore. Ma restano, nella stragrande maggioranza dei casi, strumenti passivi: proteggono dall'impatto, dalla caduta, dal taglio, senza però fornire alcuna informazione.
Il progetto DPI Smart dell'Inail ribalta questa logica. L'idea è integrare nei dispositivi di protezione una rete di sensori intelligenti che trasformano ogni casco, ogni giubbotto, ogni calzatura in un nodo di raccolta dati. Temperatura ambientale, esposizione a sostanze nocive, postura del lavoratore, livelli di rumore: tutto viene rilevato, trasmesso e analizzato.
Non è fantascienza. È il naturale approdo di una convergenza tra Internet of Things, miniaturizzazione dei sensori e potenza di calcolo dell'intelligenza artificiale. I dispositivi di protezione individuale smart non si limitano a proteggere: avvertono, segnalano, prevengono. E in un contesto normativo come quello italiano — dove il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) impone obblighi stringenti in materia di valutazione dei rischi — l'adozione di simili tecnologie potrebbe ridefinire gli standard minimi di tutela.
Un cambio di paradigma per la prevenzione
Guardati nel loro insieme, i prototipi presentati dall'Inail a Roma raccontano qualcosa di più ampio rispetto alla singola innovazione tecnologica. Raccontano un cambio di paradigma: dalla sicurezza reattiva — quella che interviene dopo l'incidente — alla sicurezza predittiva, capace di anticipare il rischio e neutralizzarlo.
L'intelligenza artificiale, in questo quadro, non è un fine ma uno strumento. Potentissimo, certo, ma la cui efficacia dipenderà dalla capacità del sistema-paese di integrarlo nelle pratiche quotidiane delle aziende, nei percorsi di formazione, nei protocolli di prevenzione. La tecnologia c'è. La sfida, ora, è farla uscire dai laboratori e portarla nei cantieri, nelle fabbriche, negli uffici.
I numeri degli infortuni sul lavoro in Italia — oltre 580.000 denunce nel solo 2025, secondo gli ultimi dati disponibili — ricordano che la questione resta drammaticamente aperta. Che l'Inail stia investendo con questa intensità nella ricerca applicata è un segnale incoraggiante. Ma tra il prototipo e l'adozione diffusa la strada è lunga, e richiede volontà politica, investimenti strutturali e una cultura della sicurezza che, troppo spesso, in Italia fatica ancora a radicarsi.
Domande frequenti
Cosa sono i DPI Smart presentati dall'Inail?
Sono dispositivi di protezione individuale — caschi, guanti, calzature — equipaggiati con sensori intelligenti che raccolgono dati ambientali e fisiologici in tempo reale. A differenza dei DPI tradizionali, non si limitano a proteggere passivamente il lavoratore, ma monitorano le condizioni di rischio e possono inviare alert preventivi grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale.
Come funziona la mano bionica Hannes?
Hannes è una protesi di mano sviluppata dal Centro Protesi Inail in collaborazione con l'Istituto Italiano di Tecnologia. Utilizza segnali mioelettrici — gli impulsi generati dai muscoli residui dell'utente — per comandare movimenti che replicano la naturalezza di una mano biologica. Il progetto Edats ne potenzia ulteriormente le capacità grazie al machine learning.
A cosa serve la Smart-Shirt dell'Inail?
La Smart-Shirt è una maglia tecnologica che monitora parametri fisiologici come la frequenza cardiaca e la temperatura corporea del lavoratore. Integra inoltre un sistema di raffreddamento attivo, pensato per contrastare i rischi legati allo stress termico. I dati raccolti vengono analizzati da algoritmi di IA per prevenire malori e situazioni di pericolo.
L'esoscheletro Side è già disponibile per le aziende?
Al momento Side è un prototipo di ricerca presentato dall'Inail. Il dispositivo è progettato per la formazione in spazi confinati e ambienti pericolosi, ma non risulta ancora commercializzato. L'obiettivo è perfezionarlo attraverso la sperimentazione prima di un'eventuale adozione su scala più ampia.